Tag

, , , , , , , , , , ,

La storia di Aldo Di Vicino, da Napoli a Imperia. Parte seconda. (torna alla prima parte)
a cura di Giovanni Rinaldi

Premessa
Il racconto che segue, ‘in prima persona’, è il risultato di un lavoro di editing e ricostruzione testuale e iconografica sulla base di materiali diversi (post online, messaggi su chat, scansioni, mail, un testo diaristico, un corpus di lettere e cartoline inviate tra Barra e Imperia).
Il testo di base (Il diario di Aldo Di Vicino) è stato integrato con altri testi che accompagnavano le fotografie e dalle informazioni più dettagliate scaturite dalla lettura delle lettere e dei post online. Diverse informazioni scaturite dallo scambio che ho intrattenuto con Aldo Di Vicino sono state arricchite, dopo la sua scomparsa, dal figlio Gennaro, che ha ritrovato tutto l’epistolario e diverse altre fotografie e ha contribuito non poco alla realizzazione di questo racconto.
L’intero epistolario, composto da lettere (manoscritte e dattiloscritte), cartoline postali e cartoline fotocolor, sarà pubblicato (con le scansioni dagli originali e con le trascrizioni testuali) nella terza parte di questa “Storia di Aldo” che segue questa seconda e la prima.
In corsivo i blocchi di testo del curatore e i brani dalle lettere.
Giovanni Rinaldi

Il mio viaggio in Liguria
di Aldo Di Vicino

Negli anni di vita operosa ho dedicato poco spazio ai ricordi, quelli antichi, soffermandomi, invece, sugli eventi che, perché più vicini, hanno maggiormente colpito il mio interesse, perché più chiari nella memoria, recuperabili e rivivibili, per dare loro un senso.
O, forse, perché da questi poteva subito materializzarsi l’azione capace di farmi rivivere, con immediatezza, il momento passato. Appariva tutto più semplice.
In questi giorni ho voluto mettere il naso negli scritti di un tempo e da qui, la necessità di riordinare il passato si è fatta impellenza. E mi sono accorto che avrei dovuto farlo prima; e ciò che avverto è doloroso e amaro.
Era necessario rileggere gli scritti di mamma e papà, dei miei fratelli, di Gianna e, indietro nel tempo, nel ricordo degli amici passati e degli affetti, fino ai ricordi della mia infanzia. E mi accorgo che manca il tempo al recupero, che i ricordi debbono restare tali, che nulla è più fattibile perché torni realtà.
Ho raccolto le foto e gli scritti nel rispetto di un ordine cronologico perché si tenti, attraverso la lettura, affiancata dalle immagini, una possibile comprensione dei fatti.
E chi legge, faccia sue le emozioni, le ansie, le angosce, e la tristezza che traspare da quei visi di fanciulli.
E tra questi, il mio.

I genitori di Aldo, Gennaro Di Vicino e Maria Maddalena Nocerino.

Sono nato in una famiglia modesta con papà, Gennaro, operosissimo e onnipresente, ma invalido al lavoro anche se capace di mille mestieri; mamma, Maria Maddalena Nocerino, secondina in turno in un carcere mandamentale anche se poi impegnatissima in un ufficio comunale di assistenza ai bambini e infine in un indefinito ruolo in “Pesi e Misure e Saggio Metalli Preziosi“… Chissà cosa volesse dire ma non ha importanza. Gennaro e Maria erano due genitori affettuosi e mi hanno sempre circondato di amore.
Quattro fratelli di cui tre più grandi e l’altro nato molti anni dopo di me. Sono nato nel ‘38. Guerra, appetito (è un eufemismo), solitudine, sacrifici, lavoro già nell’adolescenza anche se in concomitanza con la scuola, la voglia di essere e una straordinaria timidezza che mi ha accompagnato per moltissimi anni.
Era una famiglia semplice. Quel poco che si metteva a tavola era frutto del lavoro. Nulla di più. Ma non è mai mancato un tetto sulla testa e qualche parola affettuosa.

In quegli anni l’Italia usciva dalla guerra. C’è da immaginare le paure di un bambino. Aldo a suo figlio Gennaro raccontò che durante i bombardamenti sulla città suo padre Gennaro, abbracciandolo forte, gli diceva “Aldo non aver paura… vedi io non ne ho”. Aldo però aggiungeva di ricordare anche il tremore della mano del padre mentre lo teneva stretto a sé.

Marzo 1947, il Comitato “Cento bimbi di Napoli” durante la raccolta fondi a Barra.
[Sul retro: “Raccolta fondi pro Salvezza bambini di Napoli”]

Cento bimbi di Napoli è il nome dato al progetto di accoglienza dei bambini nelle regioni del nord.
Nella fotografia, scattata nei primi giorni di marzo 1947, si vede il gruppo che si occupava della raccolta fondi a Barra, una delle sezioni del Partito comunista di Napoli, a cui era iscritto mio padre Gennaro. Siamo nell’attuale piazza De Franchis, ove da sempre è collocato un bel Monumento ai Caduti. Alle spalle si intravede l’ingresso della Casa Municipale. Nell’atrio dell’ingresso si apriva l’accesso al Carcere Mandamentale ove operava mia mamma. I locali, che ho visitato alcuni anni orsono, sono attualmente adibiti a servizi comunali. Il secondo uomo da sinistra è mio fratello Ciro, l’ultimo a destra, mio zio Mario. Tutti gli altri, un gruppo di attivisti che ricordo uno per uno.
Questa foto e quella immediatamente successiva sono state scattate nello stesso periodo.
Traspaiono, da esse, ansie, sofferenze, immani dolori, ma traspare una solida speranza per il futuro allora pesantemente cupo.

I bambini di Napoli fotografati in Piazza Dante a Imperia, in partenza per la Colonia. Aldo è il quarto da destra nella prima fila. Questa fotografia fu spedita alla famiglia durante il soggiorno a Imperia.

24 marzo 1947. Un primo gruppo di bambini è già partito per Bologna. Saranno ospiti dei compagni di quella città dell’Emilia Rossa. Tra questi il mio amico Francuccio, mio vicino di casa. Poco più piccolo di me, vivrà con me le angherie della guerra e della miseria. Dividerà, con me, pidocchi e scabbia. Viveva col padre, due sorelle e un fratello, una matrigna aspra e volgare. Delle sorelle, ricordo Giuseppina, una bellissima ragazza dai capelli neri e lunghi: affettuosa compagna di mio fratello Mario e bersaglio di gelosia di Antonietta e della madre. Mario la perdette e ne fui addolorato anch’io.
Quelli che restiamo, una trentina, siamo stati festeggiati e vezzeggiati. Partiamo così, come appariamo. Una medaglietta al collo consentirà il riconoscimento all’arrivo.
Il bimbo appena davanti a me, sulla mia sinistra si chiama Oscar Giaquinto. Figlio di un amico di mio padre, compagno infermiere, sarà al mio fianco per tutto il periodo a venire. Dormirà accanto a me e giocherà sempre con me. Sarà sempre riconosciuto come il mio fratellino più piccolo.
Il gruppo rappresentato sarà ospite, in toto, dei compagni imperiesi e della Colonia Felice Cascione [o “Vittorino da Feltre” come risulta scritto nelle cartoline postali inviate da Aldo], in Colle di Nava, una amena località a circa trenta chilometri da Imperia, nella Liguria interna [più precisamente nella ex Colonia Alpina “Principe di Piemonte” a Pornassio fraz. di Nava, m. 900 s.m., che nel 2012 ha ospitato un’ottantina di immigrati africani durante l’emergenza per gli sbarchi].

Partiamo da Napoli, il 24 marzo del 1947, nella tarda mattinata, festeggiati dalla popolazione di Barra. Canti, banda musicale, corteo e bandiere rosse con falce e martello. Io contavo i giorni e poi le ore per la grande avventura.
Fummo accompagnati da un gruppo di uomini fino alla stazione di Imperia dove giungemmo, stanchi e affamati, intorno alle tre del mattino del 25 marzo. Ci accolse una popolazione festante di uomini, donne e bambini. Erano tutti lì, sul marciapiede di arrivo. Scendemmo allineati sullo stesso marciapiede e attendemmo gli eventi. Ero spaventato ma la stanchezza attutiva le emozioni.
Alcune donne si accostarono e cavarono, con carezze e abbracci, una medaglietta che ciascuno di noi portava al collo. Qualcuna si allontanò da me dopo averne presa visione ma un’altra giunse immediatamente e mi chiamò per nome. Andai con lei tenendo stretto per mano il mio amico Oscar.
Mi dissero, a Napoli, che non avrei mai dovuto abbandonarlo. E così ci facemmo passare per fratelli per non essere separati.
In breve tempo giungemmo, attraverso un cancello, in un ampio giardino con panche e fiori. C’era tanta gente ad accoglierci e tutti ci chiamarono per nome. Qualcuno mi chiamò “piccolo napoletano”.

Furono due le famiglie, vicine di casa, che ospitarono me e Oscar. La famiglia Berio era composta da Giuseppe Berio e sua moglie Anna Calzia. Avevano due figli, Paola, sposata Cassini, e Nino che fu ucciso dai nazifascisti [il 24 settembre del 1944]. [C’erano poi due bambine: Piera, figlia di Paola Cassini] che aveva quasi la mia età e poi Giuseppina, un po’ più grande. Furono le mie compagne di giochi.
L’altra famiglia, vicina di casa, era quella dei Castagno. Io dormivo nella loro casa perché dai Berio non vi era posto. La padrona di casa si chiamava Rosa e la figlia, Neda Castagno, era segretaria della camera del lavoro di Imperia. Un fratello di Neda si chiamava Maggiorino, ma non ricordo se vivesse con noi.
Abitavo con loro, a Imperia, in via Santa Lucia, credo al civico 10. Era una bella casa con giardino pieno di piante di Malva. Quel profumo lo conservo ancora forte nei miei ricordi, mi è rimasto nel naso per sempre. Lo riconobbi dopo, molti anni dopo.
La casa era calda e accogliente; dalla finestra aperta sul giardino vedevo nevicare. Venimmo ristorati con latte caldo e uova e dormimmo un sonno profondo.
A Imperia, i festeggiamenti furono organizzati dalla federazione del Partito Comunista e dalla Camera del Lavoro. Ricevemmo in dono dolci e abiti e poi abbracci e carezze.

A casa dei genitori di Aldo, due giorni dopo la partenza, arrivarono due lettere. Una era indirizzata alla mamma di Aldo, scritta da Neda Castagno, responsabile della Camera del Lavoro d’Imperia. Neda parla delle cure e dell’accoglienza ricevuta dai ‘due’ figlioletti Di Vicino in quanto Aldo aveva presentato l’amichetto Oscar come suo fratello, proprio per non essere divisi, così come gli avevano prescritto in partenza.

La seconda lettera era indirizzata al papà di Aldo, Gennaro, a firma di Stefania Stobbia, su carta intestata del Partito Comunista, e descrive l’accoglienza data ai bambini, assicurando la famiglia sulle loro cure e sulla loro tranquillità.

Queste due lettere ricevute da Imperia danno l’avvio a un lunghissimo epistolario tra la famiglia Castagno ospitante Aldo e la famiglia Di Vicino. Da Barra, i genitori e i fratelli di Aldo, alternandosi, scriveranno con il desiderio costante di sapere ogni minimo dettaglio della sua nuova vita in Liguria spronandolo a scrivere ogni particolare sui suoi momenti quotidiani e sulle persone che lo seguono. All’inizio Aldo comincerà a inviare brevi saluti su cartoline postali, poi, sempre più sollecitato, scriverà lunghe lettere dettagliate. In questo scambio si inseriscono le lettere che si scriveranno la signora Anna Berio e la mamma di Aldo, Maria Maddalena Nocerino. In queste traspare una fortissima emozione sul bene che entrambe mostrano nei confronti del bambino e il dolore, che viene condiviso, nel ricordare la tragica fine del figlio di Anna, Nino Berio, partigiano, torturato e ucciso dai fascisti pochi anni prima.

Le immagini che seguono sono quelle di chi, giorno dopo giorno, ha reso piacevole il mio soggiorno ligure.

I componenti della famiglia Berio. Da sinistra Nonno Girolamo Berio il Capo Clan, Giuseppe Berio il capo famiglia, la moglie Anna Calzia (donna e madre straordinaria, mia maestra), la figlia Paola, sposata Cassini, madre di Piera la mia amica di giochi.

A sinistra Rosa Persico Castagno: dormivo nella sua casa, mangiavo le sue succulenti uova battute, con latte e biscotti. A destra Neda Castagno, figlia di Rosa, responsabile della Camera del Lavoro di Imperia.

A sinistra Piera, figlia di Paola Cassini e mia compagna di giochi. A destra Giuseppina Cassini, nipote sedicenne di Paola.

Dopo solo un giorno partimmo per la colonia dove aggiornammo i nostri studi, fummo curati nel corpo e nello spirito, nutriti quanto bastava e accompagnati nel gioco all’interno della nostra struttura o, quando il clima lo consentiva, nei boschi adiacenti. Ricordo le scorrerie in questi boschi di castagni e la capacità di Cristina di costruire armi e ripari dai rami freschi di quegli immensi alberi e dalle flessibili cortecce. Ricordo, all’interno della colonia, un ambiente ampio e luminoso, le sue cucine, il refettorio, la palestra, la sala giochi dove mi cimentavo con la dama, il mio gioco preferito, che esercitavo anche a casa, qualche volta con i miei fratelli.
La mia brandina, bianca come tutte le altre, era quasi accostata a quella di Cristina, quest’ultima protetta da un velo bianco attraverso il quale ci osservava. La vicinanza di Cristina allietò i miei sonni, ma essa stessa provvide, in qualche notte di lacrime, ad asciugare le mie lacrime con un’assistenza continua e affettuosa.
Ricordo ancora, i canti della montagna e gli inni partigiani. Ma anche “Vierno” [Acampora, De Gregorio – 1946] che, spesso, eravamo invitati a cantare: “E’ vierno, chiove, chiove  ‘a na semmana, / e st’acqua assaje chiù triste mme mantene”.

Nella fotografia il gruppo di noi bambini napoletani davanti all’edificio che ospitava la Colonia “Vittorino da Feltre”. Io sono in piedi, secondo da sinistra. A sinistra la sig.ra Laura Pozzi, a destra la direttrice del centro. Dietro, il medico. Questa fotografia fu acclusa a una lettera spedita a Barra durante il mio soggiorno in colonia.

A Barra nel frattempo si organizzano iniziative e festeggiamenti relativi all’operazione “Bambini di Napoli”. Si organizzano incontri con i gruppi di mamme che sono state a far visita ai loro bambini nelle città del nord, si realizzano trasmissioni radiofoniche per far ascoltare le voci dei piccoli protagonisti e si festeggia il ritorno a casa dei gruppi di bambini.

Barra-5-5-947 [lettera del fratello Mario]
Caro Aldo
[…] ieri sono arrivate a Napoli le 23 mamme partite nei giorni scorsi per visitare i loro figli che sono nelle colonie e nelle altre citta ospitale d’Italia, e domani parleranno in un cinema di Napoli alle mamme degli altri bambini, e anche la mamma andrà a sentirle per sapere come vivete nelle vostre nuove case. nella tua lettera precedente abbiamo appreso che tu sei aumentato di due chili, e ciò ci fa molto piacere perché cosi sappiamo che mangi e che l’aria di Imperia ti fa molto bene. […]

Barra, 5-6-1947 [lettera della mamma]
Carissimo figlio
[…] aspettiamo con ansia quel giorno che sentiremo la tua voce per radio, sarà per noi giorno di festa spero che il comitato farà fare la trasmissione al più presto così saremo più contenti. […]
Sai Aldo che il giorno 3 cioè l’altro ieri siamo stato in festa a Barra? E sai perché? Sono arrivati i bimbi da Bologna, se sapessi che festa, la piazza tutta inbandierata, c’era la musica e tanti fiori tutti rossi oltre alle famiglie c’erano migliaia di persone, e quando sono arrivato i bimbi c’è stato tale un entusiasmo che si piangeva dalla gioia, io pensavo fra un mese arriverà anche Alduccio e mi pareva di vederti là in mezzo a quei bimbi tanto festeggiati.
[…]

Quell’anno avrei dovuto dare l’esame di ammissione alla quarta elementare, ma la colonia dovette essere sgomberata e attrezzata per il soggiorno estivo. Tornammo a Imperia innanzitempo e godemmo dei privilegi della famiglia: pane imburrato e latte con uova, frutta, pranzo a un tavolo enorme con tanti commensali, il riso cotto nel latte mi è restato nel cuore, spuntino pomeridiano, cena e canti con tante persone. La piccola Piera sempre con noi. Nei momenti liberi della sig.ra Anna, studiavo in preparazione all’esame che avrei tenuto a Napoli, nella sessione autunnale.
La spiaggia di Oneglia allietò molti altri momenti del mio soggiorno ligure.

Così viene descritto da Aldo questo passaggio dalla colonia alla città:
Imperia 9 – 6 – 47
Cari Genitori, vi fo sapere che io sto molto bene come spero di voi, domenica siamo arrivati in Imperia dalle famiglie private e mi trovo bene fra pochi giorni venco da voi, salutatemi tanto tanto alla comarella e a voi e i miei cari fratelli Ciro, Mario, e Vittorio, ti faccio sapere che oggi le signorine ci anno portato al mare, ti faccio sapere che io sto molto volentiero in questa casa, e ti faccio sapere che Oscar gioca sempre con me e ci divertiremo molto assai e in questa casa non mi mancha nulla le nostre signore ci vogliono molto bene non state in pensiere per me perché io sto bene e mangio assai per farmi grasso […]
Dove sono io ce una bambina che si chiama Piera e gioca sempre con me quando venco a casa non mi riconoscete più perché mi faccio grasso […]

La signora Anna Berio, a queste parole, aggiunge le sue indirizzate alla mamma di Aldo:
Signora cara. Tengo a dirle che sono tanto contenta di avere vostro figlio con me perché è proprio caro e vi dico proprio col cuore che lo terrei volentieri fino a che tutto fosse per voi migliorato. Signora sono una madre e già tanto provata per colpa dei fascisti. Mi anno privata del mio amato figlio; era partigiano, e me lo torturano a morte. Sono tre anni che piango che soffro atrocemente. Il fascismo ci portò la rovina e per me sarà così fino allutimo giorno di mia vita. Scusi Signora se mi permetto tanto, ma vi dico che senza conoscervi provo per voi sincero affetto perché voglio di già tanto bene al vostro bambino. Non datevi pensiero per lui che sta proprio bene. Edè contento di essere qui con noi faccio tutto quello che una madre sa fare per i suoi figli.
Porgete saluti cari al vostro sposo e da tutti noi di famiglia i nostri cari saluti ed auguri sinceri per il futuro

In alto una cartolina di Aldo in cui anticipa la lettera ai genitori che segue:
Imperia 17-6 4
Cari Genitori, o ricevuto la vostra lettera e sto molto contento qui stiamo bene mangiamo con appetito, gioco sempre con Oscar e con gli altri bambini. Qiù non abbitiamo in città ma in una frazione che si chiama S. Lucia io ci sto proprio volentieri perche è un posto che sembra di essere in campagna ci sono piante di fichi di uva e di verdura e con Oscar è il nostro divertimento di innaffiare le piantine. Io dormo dalla sigorina Neda perché dalla Signora Anna non ce posto essendo una famiglia molto numerosa ma con la casa della sigorina Neda siamo tanti vicini che sembra la stessa casa, la signorina Giuseppina ci portò al bagno alla sera se siamo stati bravi ci portano anche al cinema ci fanno leggere dei giornaletti ci fanno scrivere insomma per noi sono come mamme e sorelle conciò credo che sarete tranquilli e presto sarò con voi e vi abbraccio con tutto il cuore. […]
P.S. la signora Anna mi a fatto un vestitino di tela

Sul retro della lettera anche le parole di Anna Berio. Acclusa alla lettera la foto ricordo del figlio di Anna Berio, Nino, ucciso dai fascisti:
– Cara signora –
In questo momento che scrivo Aldo e Oscar sono quì con mé li ò fatti scrivere, sono proprio cari ragazzi, per noi non ci danno nessuna noia e pensiamo già a quando ritorneranno fra voi. Sono bravi ubbidienti e si fanno amare anche dai miei famigliari. Cara signora Maria per mio espresso desiderio accludo a questa lettera ben contenta di appagarla la cara immagine del mio amato figlio. La ringrazio signora delle sue buone parole, le scriverò con più comodo una lunga lettera.
Intanto Abbia lei e la sua famiglia i miei sinceri Saluti. Anna Berio.

Barra 25-6-947
Cara signora Anna […]
con la vostra lettera ho ricevuto anche l’immagine di vostro figlio, vi posso dire che sono rimasta molto impressionata ho pianto come se fosse il mio, sul suo viso si leggono le doti dell’uomo perfetto, bello, coraggioso, leale, franco, siatene orgogliosa signora e soprattutto coraggio egli sarà vendicato non dubitate, io l’ho messo nel quadro dove ho i miei cari e non lo dimenticheremo perché anche Lui adesso fa parte della nostra famiglia
Cara signora io vi ringrazio per le cure che avete per il mio piccolo Aldo e se vi capita di venire a Napoli ricordatevi che è per me un vero piacere avervi ospite per qualche giorno nella mia modesta casa, dico lo stesso anche di Neda e vi prego di ringraziarla per me e anche a sua madre per quello che fanno a Oscar e per il bene che vogliono a Aldo.
Smetto inviandovi affettuosi saluti anche dai miei
Di Vicino M. Maddalena

Mio carissimo Aldo
Il tuo scritto mi ha riempito il cuore di gioia. Sono contento che tu mangi giochi vai al cinema alla spiaggia e innaffi le piantine del giardino, sono contenta soprattutto che stai sempre insieme a Oscar. Senti Aldo ti ricordi che prima della partenza tu facevi il conto di quante ore e quanti minuti ci volevano ancora per partire? Ebbene questo conto adesso lo stiamo facendo noi io tuo padre i tuoi fratelli e tutti quelli che ti vogliono bene. Noi stiamo contanto le ore e i minuti e ci sembra che questi pochi giorni che ancora ci separano non passano mai, ti aspettiamo con ansia e ti faremo anche una bella festa. Sai Francuccio è tornato e ti manda tanti saluti se vedessi come parla bene l’italiano e tu? hai imparato a parlare bene? spero di sì. […]
Tua mamma Maddalena

Partimmo da Imperia ben nutriti e ben vestiti in una bella mattinata di Luglio. I nostri ospiti erano tutti diventati nostri amici. Il commiato fu doloroso e triste, per noi e per loro.

La partenza. 3 Luglio 1947, stazione ferroviaria di Imperia.

Nella fotografia il gruppo di bambini napoletani accompagnati al treno per Napoli. Mi accompagnano le donne del Clan. Dell’uomo non ricordo il nome. Io sono il primo a destra. La bimba accanto a me si chiamava Piera. La signora alle mie spalle, Anna Berio. Gli altri quattro ragazzi erano tutti napoletani, come me. Il secondo da sinistra, Oscar, era mio compagno di giochi. Suo padre, amico di mio padre.

La realtà napoletana fu un impatto terribile; nulla poteva cambiare in quei pochi mesi del dopoguerra, e nulla cambiò. Ripresi lentamente coscienza della mia condizione ma, fatto strano, conservai quel modo corretto di parlare che mi fu quasi imposto dalla mia famiglia di adozione. Quell’anno, a fine settembre, superai brillantemente i miei esami di ammissione alla quarta elementare. Nel corso delle successive festività natalizie condussi, come prologo, una lunga e faticosa recita al cospetto di maestri e genitori che venne trasmessa in tutte le aule gremite di ospiti. Un omaggio alla mia acquisita dialettica.

Informai sull’esame superato con una lettera la signora Anna e lei a dicembre mi rispose:
Imperia O[neglia]. 18-12-47
Mio caro Aldo.
Si avvicinano le feste di Natale e come scrivo a te o pure scritto ai miei nipoti lontano. Come vedi non ti ho dimenticato. Avevo ricevuto la tua lettera dove mi dicevi che eri stato promosso ebbene a quel giorno mi trovavo ammalata ò avuto male alla mano ò avuto una sinoità [sinovite] a un dito, ossia: artrite. mi dolorava molto adesso mi sento meglio e come vedi alla meglio mi arrangio a scrivere. Dunque Aldo, che cosa fai? e i compagni che fanno li saluterai da parte mia e scrivi dimmi qualche cosa di te, di loro di Napoli ossia del tuo paese e della tua famiglia. Mio caro piccolo; lo sai che continuo a fare sempre da mangiare per i bimbi che sono alla scuola?… In tutto ci siamo (150) un bel numero vero. Alla sera quando ò finito avrei bisogno di un po’ di tranquillità e invece cisono due monelli che mi aspettano per darmi ancora da fare. Spero che studierai con buona volontà che possano i tuoi genitori essere contenti di te. Anche Piera va qualche ora del giorno da una maestrina e comincia a far benino, a solo 5 anni e ancora non hanno potuta accettare alle comunali cosi va privata, almeno quando dovrà frequentare la scuola sarà, meno timida. Edd’ora caro piccolo abbi da noi tutti di famiglia baci cari e sinceri Auguri dun buon Natale e che possiamo tutti i compagni cominciare un Anno migliore.
Ti accludo a questo foglio £ 100. ti comprerai qualche caramella alla salute della tua signora come tu michiamavi, ricordi?..
Alla tua famiglia e a tè tanti giorni lieti. Ciau. Signora Anna

E questa fu la lettera, dattiloscritta, che ad Aldo scrisse la signora Anna nel febbraio del 1948, in risposta a quella ricevuta dai genitori di Aldo:
Imperia Oneglia 12 febbraio 1948
Caro Aldo,
è sempre con grande piacere che riceviamo tue notizie e della tua famiglia ed è grande la nostra soddisfazione sentire che hai molto amore allo studio e che ti proponi di conseguire una laurea. Bravo Aldo, se non ti mancherà la perseveranza e saprai sormontare tutte le difficoltà con coraggio e fiducia, arriverai certamente dove ti sei prefisso di arrivare.
Siamo sicuri che la “Organizzazione Speranze d’Italia” che voi piccoli di Napoli avete creato, aumenterà sempre più i suoi piccoli iscritti, in quella voi potrete istruirvi, scambiare le vostre idee, e i più intelligenti cercheranno di chiarire le idee e le cose a quelli che lo sono meno, o che vivono in famiglie dove si pensa soltanto all’interesse individuale e non a quello di tutti i lavoratori Italiani. E così diventerete degli uomini buoni, intelligenti, laboriosi e onesti e sarete domani il vanto di tutta la Nazione Italiana.
Come sapete, presto vi saranno le elezioni, il popolo Italiano, per difendere quella che è la sua libertà e diritti conquistati con la lotta di anni e col sangue dei suoi figli migliori, si è unito in un solo blocco “IL FRONTE”. Dio che vede l’unione di tutti i cuori e di tutti gli animi, di tutti quanti lottano e soffrano per il pane, farà si che il “FRONTE” abbia la piena vittoria.
Dillo ai tuoi compagni piccolo Aldo, perché suggeriscano ai loro genitori i quali sono in dubbio che il voto per il “FRONTE” significa un domani splendente di amore e di libertà e lavoro.
Salutaci tutti i tuoi di famiglia, di al tuo piccolo amico Oscar, che quando avremo la vittoria, tutte le angherie; che oggi sono permesse ai maestri fascisti, domani saranno soppresse, e se lui sarà diligente potrà andare nei suoi studi a pari passo con te.
Piera ti manda tanti bacetti, va a scuola privata da una maestrina, fa abbastanza bene.
A te tutti i nostri più cari saluti e bacetti.
La tua Signora Anna

Napoli, aprile 1948, la foto di classe. Aldo è il secondo da destra della seconda fila dall’alto.

Il 1948 cancellò quasi del tutto la mia esperienza passata. Fu un anno difficile di lotte e di speranze. Fu anche un anno di violenza e di morte. Io tentai di rivedere quella gente straordinaria, ma gli eventi furono tanti e i momenti difficili, ma non ho mai dimenticato. Per un po’ mantenemmo i contatti tra la mia famiglia e i Berio di Imperia, ma poi andarono persi. Per qualche anno, ho saputo, che i Berio inviarono a Napoli varie foto e qualche soldino. I miei genitori hanno conservato tutto e quando fui più grande me lo consegnarono.
Oggi non ci sarà più nessuno a cui io possa far giungere il mio ricordo. Forse, Piera; forse, Giuseppina. Ho dedicato la mia vita al lavoro e ai miei due figli nel tentativo di dar loro qualcosa di diverso. La tristezza di quei tempi ancora mi pesa…

Nota del curatore
Gennaro, figlio di Aldo Di Vicino, mi ha aiutato – con parole e documenti – a completare (proseguendo con me il dialogo che avevo avuto col padre), la storia che abbiamo fin qui letto. Alla mia ultima domanda, su quando il padre avesse cominciato a raccontare ai propri figli questa sua breve, ma intensa storia di vita dell’anno 1947, mi ha risposto con le parole che seguono e che dimostrano quanto i meccanismi della memoria siano legati al presente più che al passato e che è sempre il presente a sollecitare il desiderio o meno di riallacciarsi a quello che di sereno o di angosciante la nostra memoria si è nutrita.

Gennaro
Mio padre ed io a volte ci siamo ritrovati a fare lunghi viaggi insieme: in macchina o in treno. Mille argomenti: politica, storia, lavoro, affetti… Non sono mai mancati gli argomenti. Ricordo che spesso si partiva da un fatto banale, magari qualcosa che si osservava per strada, e poi si finiva a parlare della casa dove viveva durante la guerra. Mi parlava di una bella casa in campagna con le camere affrescate. Erano stati “sfollati”. Mi raccontava dei bombardamenti Alleati e dei traccianti della contraerea tedesca. Il Vesuvio con le sue fiammate illuminava il cielo di Napoli: era il 1944.
Di Imperia forse ha cominciato a parlarmene nel 2001. Mia moglie ed io ospitammo un bambino Ucraino. Volevamo fare qualcosa di utile: una buona azione. Rappresentavo spesso a mio padre le ansie per questo bambino biondissimo.
E così, lui un giorno mi scrisse queste poche righe: “Non disperare. È difficile essere genitore, ma lo è ancora di più se lo si diventa improvvisamente. Gioca con lui e fagli sentire la tua presenza, il tuo incondizionato appoggio, ma sappi che non potrai mai sostituire il padre e tanto meno la mamma. Tu vivi la sua solitudine e la profonda angoscia per la lontananza dai suoi familiari. Anche io ho vissuto la sua solitudine. So quanto è amara. State facendo bene, tu e Stefania. Continuate a farlo nella consapevolezza dei limiti entro i quali potete operare nel bene del bimbo. Noi, e tutti quelli che hanno saputo, vi sono grati per la solidarietà umana che riuscite a dare al vostro piccolo amico. È poi necessario ch’egli si ricordi di voi? Comunque vada, per mezzo vostro, a lui, ai suoi cari, alla sua gente, non può che venirne amore
Aldo
Leggo queste parole dopo molti anni. Nei mesi successivi mi raccontò del 1947 a Imperia. Rileggo e mi vengono le lacrime agli occhi, perché ricordo bene lo sguardo di quel piccolo bambino biondo e immagino lo sguardo di mio padre e l’abbraccio amorevole della Signora Berio alla quale, ovunque essa sia, va il mio grazie. Le voglio bene come ad una nonna.

Post scriptum del 15 dicembre 2018
Ho incontrato finalmente Gennaro, figlio di Aldo, a Napoli, durante l’iniziativa “Accogliere” organizzata proprio per ricordare con mostre, proiezioni ed incontri il grande movimento di accoglienza familiare ai bambini di Napoli nel 1947.
C’è voluto tempo, ma la promessa fatta ad Aldo – di ritrovare qualcuno, un parente un discendente, delle due famiglie che lo avevano così teneramente accolto tra il marzo e il luglio del 1947 – sono riuscito a mantenerla. Ci siamo emozionati nello scambiarci le informazioni che seguono.
A Imperia vive Silvio Cassini, figlio di Paola Berio Cassini e nipote di Giuseppe e Anna Berio. La sorella di Silvio è Piera, la compagna di giochi di Aldo. Dell’altra famiglia, i Castagno, abbiamo rintracciato un pronipote, Simone Castagno.
Silvio Cassini non ha mai saputo di questa storia di ospitalità della sua famiglia  ed è rimasto sorpreso di apprenderla così tardi, dispersa nel senso di normalità con cui queste famiglie facevano quotidianamente gesti di fraternità e generosità, non necessariamente da raccontare con vanto. Silvio e Gennaro sono ora in contatto riannodando così un filo spezzato che Aldo intendeva riannodare.

g.r