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di Giovanna Patrizia Brunitto

Quest’anno mi ero prefissa di parlare esclusivamente di libri di autrici femminili e, mantenendo questa linea, ho parlato a gennaio scorso del libro di Viola Ardone – Il treno dei bambini. Però dopo qualche giorno ho scoperto che il libro della Ardone si ispirava ad un altro testo. E’ pur vero che nelle premesse era segnalato chiaramente, ma sul momento non avevo dato importanza alla cosa; poi ho approfondito e ho scoperto “I treni della felicità, storie di bambini in viaggio tra due Italie” dello storico Giovanni Rinaldi e mi si è aperto un mondo.
Quindi mi trovo a derogare me stessa, ma per completezza del post precedente è necessario parlare del libro di Rinaldi.

I treni della felicità, storie di bambini in viaggio tra due Italie di Giovanni Rinaldi parla di una storia accaduta tanti anni fa eppure così vicina a ben pensarci.

Alcune donne dell’UDI, l’Unione Donne Italiane, organizzarono nel primissimo dopoguerra, dal 1946 al 1950 circa, lo spostamento di tantissimi bambini che erano in condizioni miserimme, sopratutto dal Sud d’Italia, verso alcune località dell’Emilia e delle Marche, in particolare. I bambini furono accolti da famiglie che poterono curarli e sostenerli per qualche mese. Questo fu l’inizio di un vero esodo che portò circa 70.000 bambini dalle città più colpite dai bombardimenti e dalla povertà a spostarsi verso nord.

Perchè leggere il libro oggi?

Nei fatti il libro parla di fatti accaduti più di 70 anni fa eppure è qualcosa di più di un libro storico. Direi che è proprio DA LEGGERE IN QUESTO PERIODO di EMERGENZA perchè carica le persone di grande speranza per il futuro. Nel momento più buio della storia italiana recente, il primissimo dopoguerra, quando le città e le campagne erano devastate dai bombardamenti, dalla povertà, dalla fame, dall’odio sociale, alcune DONNE (scritto in maiuscolo apposta) pensarono ad una soluzione per aiutare gli altri, in particolare bambini. E non immaginate che le famiglie che accolsero i bambini fossero benestanti. Niente affatto. Si trattava di famiglie contadine e operaie che aiutavano altre persone, semplicemente perchè era giusto farlo. 
Il Partito Comunista fu il grande collettore di quei valori di giustizia sociale e libertà che animarono quel periodo d’Italia e, purchè se ne dica, resta con tutti i suoi difetti l’UNICO partito che ha dato voce agli umili, agli operai, alle donne, a chi voce non l’aveva mai avuta.
Le donne, gli uomini, le famiglie intere che accolsero “altre bocche da sfamare” lo fecero perchè credevano in un ideale che era quello della “cominità aperta che condivide tutto, dove ciascuno possa essere e dare il meglio  per il bene comune“. E’ un’utopia, mi rendo conto, eppure leggendo il libro di Giovanni si comprende che tutto ciò, senza grande rumore, è già avvenuto.
Amerete i bambini, poi adulti, che passano attraverso le testimonianze raccolte da Rinaldi. Sono di grande ispirazione per questo momento difficile. Ce l’hanno fatta con l’aiuto degli altri e, in questo modo, ce la faremo anche noi oggi. Solo insieme, con l’aiuto di tutti si superano le emergenze e si creano catene d’amore che non spezzeranno più.

Infine, un grande ringraziamento al Prof. Rinaldi per la sua grande e silenziosa opera nel far emergere la grande lezione che le DONNE del Dopoguerra seppero darci. Ne abbiamo ancora un grande bisogno.
E chiudo ricordando il Teorema del Sociologo Quarantelli citato qui nella rubrica La Prima Cosa Bella di Gabriele Romagnoli:

Gli eventi catastrofici tirano fuori dall’umanità il meglio. Non è vero che si reagisca istericamente. La solidarietà prevale sul conflitto. La società diventa più democratica. Svaniscono, almeno temporaneamente, le diseguaglianze e le distinzioni di classe.

Buona Lettura a tutti.

FONTE: http://www.giovannabrunitto.it/?p=1985

Pubblicato sul blog di Giovanna P. Brunitto il 17 marzo 2020