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Angelo Ferracuti, carnevale, etnofotografia, feste popolari, feste religiose, fiere, fotografia, Guido Pensato, pellegrinaggio, Puglia, ritualità popolare, settimana santa, Vincenzo Santoro
“Memoria della Festa. Volti segni simboli della ritualità popolare in Puglia. 1978-1982”.
Fotografie di Giovanni Rinaldi
Foggia, Fondazione Banca del Monte di Foggia, giovedì 27 febbraio – 18 marzo 2014
In questa esposizione gli “scatti” che Rinaldi realizzò tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 per documentare riti e feste di alcuni centri pugliesi.
Dalla brochure di presentazione: «Ho scelto le sole fotografie in bianconero. Il corpus di base è costituito da migliaia di scatti che documentano ogni singola occasione festiva con sequenze di tipo analitico e prese da diverse prospettive spaziali e cronologiche. La scelta oggi è stata quella di cogliere le immagini ‘a campione’, tralasciando il ‘racconto’ di ogni singola occasione. Una scelta fatta con lo sguardo del presente e con la memoria visiva personale, privilegiando i momenti costitutivi e simbolici delle feste e dei rituali, con un’attenzione particolare alla dimensione estetica e rappresentativa, piuttosto che didascalica e documentaria. Un percorso che si snoda e distende sul territorio pugliese partendo dal Gargano, attraverso il Tavoliere, il Subappennino Dauno, la Terra di Bari, fino a raggiungere Brindisi e Ostuni».
Dopo la Galleria di fotografie leggi i testi critici di Angelo Ferracuti, Guido Pensato, Vincenzo Santoro.

Santuario San Matteo
Settembre 1980

Festa di San Trifone
Novembre 1980

Carnevale
Febbraio 1981

Pellegrinaggio Madonna del Pozzo
Agosto 1980

Festa di Sant’Antonio da Padova
Giugno 1980

Festa di San Trifone
Novembre 1980

Festa di San Vito
Giugno 1980

Riti della Settimana Santa
Aprile 1980

Festa di Sant’Oronzo, la Cavalcata
Agosto 1980

Festa di San Vito
Giugno 1980

Pellegrinaggio a San Nicola
Maggio 1980

Festa di Sant’Erasmo
Giugno 1980

Carnevale, il Pulcinella
Febbraio 1979

Carnevale, costume “la Pacchiana”
Febbraio 1981

Carnevale
Febbraio 1980

“Cavalcata degli Angeli”
Aprile 1980

Festa Madonna del Soccorso
Maggio 1980

Riti della Settimana Santa
Aprile 1980

Riti della Settimana Santa
Aprile 1980

Carnevale
Febbraio 1981

Festa di San Vito
Giugno 1980

Santuario S. Michele Arcangelo
Settembre 1978

Festa di San Trifone
Novembre 1980

Festa di San Vito
Giugno 1980

Festa di San Rocco
Agosto 1980

Festa di Sant’Erasmo
Giugno 1980

Pellegrinaggio Madonna del Pozzo
Agosto 1980

Pellegrinaggio Madonna del Pozzo
Agosto 1980

Pellegrinaggio a San Nicola
Maggio 1980

Festa di S. Rocco
e S. Nicola da Tolentino
Settembre 1980

Pellegrinaggio Madonna del Pozzo
Agosto 1980

Pellegrinaggio a San Nicola
Maggio 1980

Festa di San Trifone
Novembre 1980

Pellegrinaggio a San Nicola
Maggio 1980

“Cavalcata degli Angeli”
Aprile 1980

Festa di Sant’Erasmo, mongolfiera
Giugno 1980

Festa Madonna della Serritella
Maggio 1980

Festa Madonna della Serritella
Maggio 1980

Festa del Corpus Domini
Giugno 1980

Pellegrinaggio Madonna del Pozzo
Agosto 1980

Riti della Settimana Santa
Aprile 1980

Pellegrinaggio a San Nicola
Maggio 1980

Carnevale
Febbraio 1980

Pellegrinaggio a San Nicola
Maggio 1980

Festa Madonna della Serritella
Maggio 1980

Carnevale
Febbraio 1980

Festa di San Vito
Giugno 1980

Riti della Settimana Santa
Aprile 1980

Festa di Sant’Erasmo
Giugno 1980

Festa di S. Rocco
e S. Nicola da Tolentino
Settembre 1980

Pellegrinaggio a San Nicola
Maggio 1980

Pellegrinaggio a San Nicola
Maggio 1980

Carnevale
Febbraio 1979

Carnevale
Febbraio 1980

Pellegrinaggio Madonna del Pozzo
Agosto 1980

Carnevale
Febbraio 1980

Settimana Santa, una “fracchia”
Aprile 1979

Carnevale
Febbraio 1980

Carnevale
Febbraio 1980
Testi di presentazione
ANGELO FERRACUTI
Giovanni Rinaldi ha lavorato molto in questi anni al recupero della memoria delle terre del Tavoliere, con un approccio interdisciplinare di tipo etnografico, basti pensare solo ad un testo importante come La memoria che resta, scritto insieme a Paola Sobrero quando aveva solo venticinque anni.
Giovanni si porta addosso tutte le difficoltà di un intellettuale che ha scelto di restare e di resistere nella propria terra, residente in una provincia cattiva che mai riconosce i suoi, anzi li mette sempre a dura prova. Incomprensioni, rancori, dimenticanze, gelosie, ignoranze dure a morire di cui il nostro paese è pieno. Conosco a menadito queste cose. Eppure la sua casa è davvero un centro di memoria. Lo studio straripa di nastri con le testimonianze di braccianti che ormai sono morti tutti, la raccolta dei canti popolari, il fondo fotografico (per fortuna digitalizzato da uno studente universitario per la sua tesi) fatto di oltre ventimila immagini, dove ha messo insieme volti, situazioni ambientali, cose che altrimenti sarebbero andate perse, sepolte in un tempo imprendibile, quello della memoria storica.
Qualsiasi persona voglia partire per raccontare queste terre deve fare i conti con lui. Qui è venuta la troupe di Carlo Lizzani, qui sono approdati l’attore Enrico Messina, il regista Alessandro Piva, il musicista Umberto Sangiovanni e sempre qui siamo arrivati io e il leggendario fotoreporter Mario Dondero, facendo tesoro della sua “scatola nera”, un lavoro inestimabile di raccolta al quale spero un giorno qualcuno possa dare la dignità che merita perché è oro in una società che esercita come suo principio fondante la dimenticanza.
Testo tratto da: Angelo Ferracuti, Di Vittorio a memoria. Un documentario di parole (Ediesse, Roma, 2007)
GUIDO PENSATO
La fotografia, il jazz, il cinema, la radio: la modernità si mostrò all’orizzonte a cavallo di due secoli e si consolidò agli albori di quello trascorso da poco più di un decennio, all’insegna di suoni e immagini, di arte, comunicazione e informazione. L’incalzante mole di eventi straordinari, cruenti e drammatici del “secolo breve”, di rivoluzioni tecnologiche capaci di modificare lo stesso universo sensoriale degli esseri umani, ha finito col conferire loro uno sguardo individuale e collettivo “deformante”, che sembra ormai consumare, enfatizzare e moltiplicare le distanze temporali.Alcune delle immagini che qui Giovanni Rinaldi presenta risalgono agli anni della costituzione – intorno alla metà dei Settanta del Novecento – dell’Archivio della cultura di base della Biblioteca provinciale di Foggia. Ma non siamo tuttavia di fronte a un’operazione di “archeologia culturale”, dal momento che si tratta della storia recente di un istituto che ha provato a segnare in termini di modernità la vita di questa città; e di un piccolo tratto di storia locale della cultura: per esempio, della ricerca sulla “cultura delle classi subalterne” e dell’uso delle fonti tradizionalmente e a lungo considerate “non canoniche”. A cominciare, appunto, dalla fotografia, una tecnologia, una tecnica divenute, tra mille contraddizioni e contrasti, strumento di informazione, di ricerca, di conoscenza; che ha, infine e soprattutto, segnato il passaggio alla contemporaneità dell’arte: dell’arte nella sua stessa funzione di rappresentazione e racconto del mondo, della vita degli uomini, della loro immaginazione, delle loro fantasie. Rinaldi attinge per questa mostra alla grande mole di materiali fotografici da lui prodotti intorno a tematiche e in contesti specifici, nell’ambito di ricerche e progetti dal carattere prevalentemente demo-antropologico, ma non solo. Così facendo – apparentemente decontestualizzando quelle immagini, ma, di fatto ricontestualizzandole – pone oggi almeno un paio di problemi strettamente connessi: quello del nostro rapporto con il tempo, il nostro tempo, con quello che nel tempo abbiamo fatto visto raccontato ricercato, con l’obiettivo di ri-conoscerlo, trasmetterlo e trasferirlo agli altri; e quello dello sguardo che trasforma lo strumento e l’oggetto o quanto meno la loro lettura e la loro interpretazione. Giovanni Rinaldi lo dichiara esplicitamente: il criterio di compilazione della mostra, mentre mira a fugare il rischio della “monumentalizzazione”, è incentrato sulla connotazione estetica e simbolica di ciascuna immagine e della loro relazione di “insiemi” e di “insieme”. E non è, questo, un ripiego, una fuga o, addirittura, la denuncia di una sconfitta, ma, al contrario, un recupero di senso ulteriore, una ulteriore conquista della e alla conoscenza dell’universo “guardato”, indagato e mostrato.
VINCENZO SANTORO
L’“Archivio della cultura di base”, costruito con un intenso lavoro da Giovanni Rinaldi con Paola Sobrero e altri “ricercatori” (uso le virgolette perché non di tediosi accademici si trattava – anche se tutto fu fatto con le accortezze scientifiche del caso – ma di giovanissimi appassionati e animati dal sacro fuoco delle militanza culturale) tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta del secolo scorso, rappresenta una delle più straordinarie raccolte documentarie (in registrazioni sonore – racconti e canti – fotografie e video sulla cultura di quelle che allora venivano definite le “classi subalterne”) mai realizzate in Italia e non solo. In un altro Paese, questo fondo sarebbe gelosamente custodito ed adeguatamente valorizzato dalle istituzioni. Qui da noi, le istituzioni per lungo tempo sono state assenti (quando non hanno fatto proprio danni), e la sua conservazione – anzi, la sua stessa sopravvivenza – è stata affidata alla buona volontà di Giovanni Rinaldi, che ha anche cercato, insieme ad altri amici altrettanto appassionati, di divulgarne, almeno in parte, i contenuti.
Dopo un periodo di oblio, dovuto in gran parte proprio a questo disimpegno istituzionale, si è registrato poco più di dieci anni un ritorno di interesse intorno a questa vicenda, di cui si è ricominciato a parlare anche grazie al “ritorno in vita” di alcune delle pubblicazioni realizzate in quegli anni, a partire dal fondamentale La memoria che resta. Vita quotidiana, mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia, il volume edito nel 1981 dall’Amministrazione e dalla Biblioteca provinciale di Foggia, che raccoglieva saggi, testimonianze scritte e orali, immagini storiche e contemporanee della memoria bracciantile di Cerignola, ripubblicato nel 2004 dalle gloriose edizioni Aramirè di Lecce, in versione molto arricchita e con due cd allegati, che hanno consentito finalmente di ascoltare gli straordinari canti e gli emozionanti racconti che costituiscono il nucleo fondamentale del libro, direttamente dalla viva voce dei protagonisti.
Inoltre, il materiale conservato nell’Archivio ha permesso di sviluppare numerose iniziative (in parte confluite nel progetto “Casa Di Vittorio”), ed ha anche costituito ispirazione per presentazioni, dibattiti, reading, spettacoli teatrali e musicali (da segnalare i notevolissimi lavori di Umberto Sangiovanni con la Daunia Orchestra) e anche per video documentari, fra cui occorre segnalare Pasta Nera di Alessandro Piva, tratto dal libro I treni della felicità (Ediesse), in cui Giovanni Rinaldi ha ricostruito la vicenda dell’esodo provvisorio dei bambini figli di braccianti arrestati nel Secondo Dopoguerra nel corso delle occupazioni delle terre e delle manifestazioni a favore della riforma agraria, che venivano temporaneamente adottati da famiglie di contadini comunisti del Centro-Nord.
Infine, una parte significativa del fondo documentario (soprattutto quello di interesse musicale) è stato digitalizzato in questi ultimi anni ed è confluito nell’Archivio Sonoro Pugliese, collocato nella Biblioteca Nazionale di Bari, disponibile per la fruizione pubblica.
Oggi, anche grazie al meritorio sostegno della Fondazione Banca del Monte “Siniscalco Ceci” di Foggia, da questa opera preziosa e sterminata viene fuori un nuovo tesoro: la mostra Memoria della festa. Volti, segni, simboli della ritualità popolare in Puglia, una bellissima e commovente ricognizione fotografica, in un elegante ed espressivo bianco e nero, delle feste, religiose e profane, da Ostuni fino al Gargano e al Subappennino Dauno.
Oltre che per la notevole qualità formale delle fotografie, la mostra appare particolarmente interessante per vari motivi. Si tratta infatti innanzitutto di una documentazione di importante valore etno-antropologico e storico su feste molto diversificate, dalle varie ritualità connesse a momenti religiosi (ricorrenze di patroni, pellegrinaggi a santuari, Settimane Sante e così via) alla grande festa profana del Carnevale, da cui emerge il valore comunitario di queste feste, che in molti casi sono caratterizzate da grande partecipazione di popolo. Emerge anche con forza la singolare capacità di produrre cultura “dal basso” intorno ai momenti festivi, conferendogli in questo modo significati particolari e spesso non coincidenti con i dogmi istituzionali. In alcuni casi, la documentazione risulta essere poi particolarmente preziosa perché ritrae pratiche ormai cadute in disuso, per effetto dei cambiamenti intercorsi nei tre-quattro decenni che ci separano da quei momenti.
Ci sono dunque innumerevoli ragioni per ritenere questo ultimo lavoro di Giovanni Rinaldi possa essere ritenuto importante e significativo, come straordinaria testimonianza della storia culturale della nostra Regione, di cui peraltro rappresenta bene la vastità e la varietà. La speranza è che possa avere una diffusione ampia e capillare, a partire dai luoghi di provenienza delle fotografie, di cui restituisce frammenti di memoria magici e forse irripetibili.