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A Modena nell’ottobre del 2016 si tenne il convegno “Le politiche dell’accoglienza a Modena nel secondo dopoguerra: dai treni della felicità a oggi” a cura di LabAc, UDI Modena, Istituto Storico Modena e Ass. Centro Documentazione Donna Modena.          
Così le organizzatrici presentavano il loro convegno:               
La splendida “avventura di accoglienza” dei “treni della felicità” che ha visto la provincia di Modena coinvolta negli anni 1945-1947 ha prodotto non solo la risposta a bisogni immediati ma anche lo scambio di esperienze e relazioni continuate nel tempo, come gli alluvionati del Polesine e altre situazioni. Non è azzardato vedere in questo contesto lo sfondo culturale, politico, sociale che ha determinato la via emiliana alla solidarietà, la consapevolezza sociale e politica volta a rimuovere le diseguaglianze verso lo stato sociale.         
Questa trasformazione da una politica di solidarietà ad una politica dei servizi è ben visibile nell’azione dell’UDI che organizza non solo l’accoglienza dei bambini da Roma, Napoli, dalla montagna e da altre città, ma inventa e promuove asili, doposcuola, corsi professionali e altro, in sinergia con le istituzioni locali e non.       
Ricordare oggi tale esperienza – che da subito ha coinvolto più associazioni e fasce sociali di diverso orientamento religioso e politico e che soprattutto ha indissolubilmente legato l’accoglienza e la solidarietà al tema dei servizi e del welfare – risulta importante non solo rispetto all’impatto con popolazioni migranti che, da zone funestate dalla guerra e dalla fame arrivano in Italia, ma anche rispetto alle diseguaglianze presenti nella nostra società.

Durante il convegno fu trasmessa la testimonianza (registrata in video) di Luciana Romoli, staffetta partigiana a Roma a soli 14 anni e – a soli 16 anni – accompagnatrice dei bambini romani, insieme alle tante militanti dell’UDI, l’Unione Donne Italiane, sui “treni della felicità diretti a Modena.           

Il racconto di Luciana

Luciana Romoli

Care compagne ed amiche, spero che il mio intervento, il mio contributo a questo nostro congresso sia utile perché la mia età coincide con una lunga militanza, iniziata nell’infanzia con l’opposizione al fascismo, liberticida, razzista, guerrafondaio, asservito ai nazisti, maschilista. 
Quando avevo otto anni, nel 1938, per aver difeso la mia compagna di banco, Debora, sono stata espulsa da tutte le scuole. Deborah era ebrea e l’insegnante, in divisa fascista, l’ha trascinata e le ha legato le trecce alle corde della tenda. Ma noi bambine ci siamo tutte ribellate.              
A 12 anni ho falsificato i documenti per andare a lavorare in fabbrica, perché per andare a lavorare bisognava averne 14. Due anni dopo ho preso parte alla Resistenza come staffetta, ma il mio comandante partigiano non mi voleva, mi disse “Sei troppo piccola”. Un altro compagno partigiano intervenne dicendo “Ma se questa partigiana ha fatto la dura da quando aveva otto anni, prendila, non te ne pentirai”.
Io appartenevo ad una famiglia di antifascisti, con uno zio confinato politico e un fratello di mia madre in galera a Regina Coeli, perché era antifascista ed era stato condannato a 5 anni. Quindi per me entrare nella Resistenza è stato facile.           
Ad avvenuta Liberazione e alla nascita della Repubblica, ho continuato a lottare per i diritti dei lavoratori, delle donne, specie delle giovani. Ho diretto l’associazione Ragazze in Italia e sono stata sindacalista della Camera del Lavoro di Roma insieme a Maddalena Accorinti.                 
Dovete pensare che mi cacciavano via da tutte le fabbriche tessili dove lavoravo, perché portavo la mimosa insieme a una copia della Costituzione Repubblicana ciclostilata: mi cacciavano via dappertutto. Le attività politiche, sindacali, lavoro, studio e cura della famiglia mi hanno impegnata allo stesso modo come si sono impegnate centinaia e centinaia di donne con il loro contributo alla fondazione e alla crescita dell’UDI. 
Allora mancavano le scuole, mancava tutto.    
Una battaglia importante che l’UDI ha preso è stata quella per i bambini. Io ringrazio le mie compagne di Modena, per i 2000 bambini che abbiamo portato da Roma a Modena. Abbiamo dovuto fare una battaglia contro l’Azione Cattolica, contro i preti, che chiamavano le mamme e dicevano, “Non mandate i vostri bambini, perché lì, in Emilia, ci fanno il sapone”. Fu per questo che il sindaco di Modena, Alfeo Corassori, prese una grandissima iniziativa: ai bambini di Roma fece fare la cresima e la prima comunione e le parrocchie gli mandarono le fotografie dei bambini vestiti di bianco.                                  
Fu un’iniziativa bellissima.
I bambini quando tornarono a Roma, sui treni cantavano:

O bella la mia mamma
io son tornato a Roma
ormai il figlio tuo è contento
e ben nutrito assai

noi Roma rivediamo
con la gioia nel cuor
ma non dimentichiamo
cantando tutti in cor:

Sono stati i modenesi
che come figli c’hanno amato
e c’hanno amato con grande amor
e noi con il cuor
li ringraziamo ognor*

Luciana Romoli ha ospitato un giovane rifugiato del Gambia, Abdelaziz Jallow.
La loro convivenza è iniziata a fine maggio 2020 a Roma grazie a Refugees Welcome che ha lanciato un appello alle famiglie affinché ospitassero in casa giovani stranieri. E tra le 80 famiglie che, da tutta Italia, hanno risposto c’era anche lei, Luciana Romoli: “Anche io, da ragazza, come lui, volevo la libertà”.
Su questa esperienza di affido temporaneo, leggi, dal sito Refugees Welcome: La storia della partigiana che ha accolto un rifugiato

Luciana Romoli con il giovane rifugiato Abdelaziz Jallow (foto dal sito Refugees Welcome)

Nota
*In altre varianti del canto l’incipit era “Noi siamo i romanini / che dall’Emilia ritorniamo”. Si cantava sull’aria di “Bella non piangere” anche nota come “O bella morettina”, canto militare e marcia d’ordinanza dei Bersaglieri, composta da M. Bartolini e risalente al 1838, ndr.

(Fonte: ringrazio Rosanna Galli e Paola Nava, dell’UDI di Modena, per avermi gentilmente fornito i materiali del convegno modenese).