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La ricerca alla base di questa mostra e del suo catalogo fu condotta da Giovanni Rinaldi, Paola Sobrero e Alberto Vasciaveo tra il 1977 e il 1979 per l’Archivio della Cultura di Base della Biblioteca Provinciale di Foggia (Amministrazione Provinciale di Capitanata).
I materiali fotografici e testuali furono raccolti in una prima mostra documentaria – allestita a Cerignola nel 1982 – e pubblicati nel volume Primo maggio: protagonisti e simboli della festa del lavoro a Cerignola e in Puglia: documenti, testimonianze, immagini, a cura di Giovanni Rinaldi, Amministrazione Comunale di Cerignola e Laboratorio culturale Giuseppe Angione, Cerignola 1982.

La nuova mostra – che qui si presenta – viene realizzata nel 2019 a cura di Giovanni Rinaldi, nell’ambito del Corso di formazione “Di Vittorio e la Storia Italiana del Novecento” dedicato agli Insegnanti degli Istituti di Istruzione Secondaria di Primo e Secondo Grado.
Progetto promosso da Consiglio Regionale della Puglia – organizzato da IPSAIC Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea “Tommaso Fiore” – in collaborazione con Associazione Casa Di Vittorio, USR Ufficio Scolastico Regionale, Istituto Nazionale Ferruccio Parri, Fondazione Giuseppe Di Vittorio
























Vedi anche La festa del Primo Maggio. Cerignola 1977 (il documentario)
Di seguito propongo la prefazione di RENATO SITTI (allora Direttore del Museo del Risorgimento e della Resistenza – Centro Etnografico di Ferrara) al volume Primo Maggio. Protagonisti e simboli della festa del lavoro a Cerignola e in Puglia, più sopra citato.
Se si escludono le massime e ristrette istanze centrali non è mai entrata, come dato acquisito, nella tradizione del movimento operaio italiano, l’esigenza di conservare memoria scritta di se stesso, oltre le spontanee iniziative individuali delle autobiografie o delle opere storiografiche (biografie, saggi storici su particolari momenti o organizzazioni) di produzione specialistica, collegata direttamente alle vicende della cultura ufficiale, più o meno universitaria, e alle richieste occasionali dell’organizzazione editoriale.
Nei nostri pellegrinaggi per l’Italia dei partiti popolari e sindacati, soprattutto della CGIL, durante venti anni di lavoro di ricerca per un inventario delle fonti per una storia del mondo operaio e popolare (concetto assai più ampio e più storiograficamente corretto di quello di movimento operaio), ci è accaduto centinaia di volte di ascoltare la storia di archivi dispersi, di montagne di documenti dati alle fiamme, consegnati ai rifiuti o comunque buttati perché occupavano spazio più necessario ad altro.
Questo indifferentemente in grosse organizzazioni provinciali, come nelle piccole leghe o sedi sindacali e di partito comunali o frazionali. Indicare le ragioni di questa gravissima carenza non è semplice. Fondamentalmente penso che il demerito vada diviso fra gli ambienti intellettuali della sinistra italiana e i dirigenti politici e sindacali. I primi sono quelli, che chiamerei gli intellettuali di ghiaccio, che non hanno mai voluto considerare quello della cultura come un affare che coinvolge direttamente anche il destino delle masse popolari.
Gli stessi intellettuali (o politici poco importa) che anche in Puglia hanno censurato iniziative di ricerca culturale di ampio respiro e hanno poi vanamente profuso fiumi di lacrime di coccodrillo sugli esiti nefasti della loro azione. Questi sono propensi da sempre a sottovalutare il valore storico del documento “minore”, dell’archivio del piccolo comune, della piccola organizzazione politica o sindacale e a privilegiare i grandi archivi nazionali dove solo pensano di poter attingere gli elementi per le grandi sintesi storiche nazionali (dove per storia si intende storia di fatti e mai storia di uomini). I gruppi dirigenti degli organismi politici e sindacali d’altro canto hanno sempre delegato a quegli stessi ambienti intellettuali la gestione e la fortuna delle raccolte documentarie delle organizzazioni da loro dirette, senza mai affrontare il problema direttamente con i lavoratori legittimi proprietari di quei materiali.
Questo tuttavia non ha per fortuna determinato la totale dissipazione dei materiali documentaria del mondo operaio e popolare. Da molti anni numerosissimi gruppi di intellettuali, che non godono certo del favore degli ambienti culturali ufficiali, nemmeno di sinistra, o delle grosse case editrici, numerosissimi centri promossi da enti locali o organizzatisi a livello associativo (non raramente con iniziative individuali) hanno cercato di porre rimedio a questa imperdonabile mancanza di sensibilità di quanti hanno avuto e hanno responsabilità a tutti i livelli delle organizzazioni popolari italiane.
Sono sorti così in Italia, soprattutto negli ultimi dieci quindici anni, per non ricordare i precursori a tutti noti, centinaia di “archivi”, “centri di documentazione”, “laboratori”, “raccolte individuali” che hanno cercato di ricostruire il tessuto documentario distrutto o disperso con la raccolta presso privati, negli armadietti dimenticati delle leghe o delle vecchie sedi di partito. E qui parlando con la gente, esaminando il materiale rintracciato, si è scoperta la pluralità delle fonti per la storia del mondo operaio e popolare. Il documento scritto deve essere integrato con la testimonianza orale, (racconto di vita, ricordo di fatti e avvenimenti, riporto dei ricordi dei propri antenati, canto e musica collegati alle vicende quotidiane o alle lotte per l’esistenza o per il miglioramento delle condizioni di vita, immagini fotografiche sul cui valore storico si comincia a discutere, con molta approssimazione, anche a livello di storiografia ufficiate, film, corrispondenza soprattutto di guerra, o di prigionia).
Tutti questi archivi, centri, gruppi di ricerca producono iniziative, pubblicazioni, manifestazioni di cui gli ambienti, le istanze, gli organi di stampa non si occupano preferendo dedicare ampi spazi alle manifestazioni più vistose e spettacolari delle macroricostruzioni di aspetti marginali di espressioni culturali del passato (si pensi a tutto l’inutile ciarlare di questi ultimi anni sugli ovvii significati della festa e della cosiddetta “spettacolarità della storia”. Nel corso del duro, continuo lavoro di questi gruppi di ricostruttori della memoria storica del mondo operaio e popolare, è venuta formandosi una nuova figura di ricercatore e operatore culturale insieme: lo storico delle culture.
Questa figura, in possesso di capacità di approfondire una serie di tematiche nelle situazioni culturali più diverse, si propone fondamentalmente due obiettivi: a) instaurare un rapporto non subalterno tra le masse popolari con un nuovo concetto di cultura che includa e generalizzi la partecipazione attiva individuale a forme organizzate e collettive di produzione culturale; b) elaborare e concretizzare strutture e metodologie operative di ricerca, di analisi e di utilizzazioni di queste che consentano di realizzare sintesi con la partecipazione più ampia possibile di oggetti sociali.
Paola Sobrero e Giovanni Rinaldi sono due di queste nuove figure intellettuali che, in un rapporto costante e critico con le organizzazioni del mondo operaio popolare, da anni conducono un lavoro certamente degno di maggior attenzione da parte degli ambienti culturali e soprattutto dei mezzi di comunicazione del movimento operaio e democratico italiani. Con questo lavoro sul primo maggio a Cerignola essi concludono una lunga, tenace, ricerca che si è avvalsa della gamma completa delle fonti disponibili. In questo libro essi hanno messo a frutto compiutamente i risultati di un’esperienza di ricerca e di una metodologia di lavoro che si articola in alcune fasi ormai collaudate: reperimento dei documenti (testi scritti, testimonianze orali, immagini fotografiche), analisi e schedatura degli stessi, selezione e sintesi. Il risultato è di alto significato storico e espressivo. Un mondo, che tanti ritengono obsoleto e dimenticato, irrompe alla superficie con il suo messaggio non effimero, non labile, ma solido e duro come la pietra.
Un libro come questo sarebbe piaciuto a Giuseppe Di Vittorio con la sua alta concezione umana della cultura, con la sua visione aperta di un rapporto perennemente interagente fra masse e cultura. Si ricordi ancora una volta la più grande impresa di cultura di massa condotta in Italia da Di Vittorio e da migliaia di dirigenti sindacali di base negli anni ’50 per l’elaborazione, località per località, del Piano del lavoro. Su quella linea non si è andati e le organizzazioni dei lavoratori ne pagano ancora le conseguenze. Le vecchie culture agitanti armamentari pseudo avanguardisti hanno in gran parte rioccupato le loro postazioni egemoniche e ne è uscita la “crisi di valori”, attribuita a tutte le ragioni tranne che all’unica vera: l’obliterazione della funzione rivoluzionaria delle masse popolari nel processo di formazione di nuovi, autentici modelli culturali di vita. In questo episodio di Cerignola, nel momento in cui si riprende un discorso non celebrativo su Di Vittorio e sul suo pensiero, l’organizzazione sindacale incontra un’altra occasione favorevole per rifondare un tentativo di approfondimento di alcuni temi della cultura contemporanea e sulla funzione di questa nel processo di rinnovamento della società.
Da questa occasione una proposta alla CGIL che potrebbe farsi carico di un convegno nazionale di tutti i centri, gruppi di ricerca, laboratori, singoli ricercatori che negli ultimi dieci-quindici anni hanno cercato di ricostruire un archivio ideale del movimento operaio e popolare italiano. Un archivio sparso, in tanti piccoli contenitori, per tutto il paese, dai grandi centri ai più sperduti angoli della provincia. Con l’obiettivo di realizzare una Carta ragionata degli archivi del mondo operaio e popolare italiano, affinché ognuno sappia quanta ricchezza possiede ancora questo movimento, sappia che cosa può trovare in ognuno di quegli archivi e possa utilizzarne i materiali, non solo per tanti libri come questo, di Paola, Giovanni e del Laboratorio Culturale G. Angione, ma per impostare programmi di un’attività culturale non compromessa da un attualismo inficiato di superficiale approccio e di inutile attivismo parapolitico. Un’altra proposta che forse non sarebbe dispiaciuta a Giuseppe Di Vittorio.
RENATO SITTI
(Prefazione al volume Primo Maggio. Protagonisti e simboli della festa del lavoro a Cerignola e in Puglia, a cura di G. Rinaldi, Comune di Cerignola – Laboratorio Culturale G. Angione, Cerignola, 1982)
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