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Mestre, laFeltrinelli, 14 novembre 2022, ore 18
Sono qui per presentare il mio libro C’ero anch’io su quel treno. Una data che aspettavo da tempo, grazie alle amiche veneziane Silvia Pietrogrande e Maria Teresa Sega di rEsistenze che da anni si occupano di Memoria e storia delle donne, e alla Fondazione Rinascita.
In sala, in attesa c’è lei, seduta un po’ in disparte, giunta prima degli altri al sesto piano del gigantesco centro commerciale “Le Barche”, e stringe tra le braccia la sua borsa.
Me la indicano: Lì c’è la signora Bianca che ti aspetta! Appena le sono di fronte tira fuori dalla borsa una foto ingiallita: un gruppo di bambini e bambine sorridenti e alle loro spalle un grande ritratto di Garibaldi disegnato sulla parete.


Sul retro della foto c’è scritto:
PARTITO COMUNISTA Federazione di Treviso
Ricordo di un lieto soggiorno.
Treviso, 21 maggio 1947. 10 settembre 1947
p. Il Comitato pro Bimbi di Salerno
Maria Bellieni
Alla Bimba D’Aniello Bianca di Angelo – Salerno.

Al termine degli interventi previsti la invitiamo a prendere la parola e lei indicando la copertina del libro esordisce con: C’ero anch’io su quel treno!
Poi continua a raccontare:
Proprio come il titolo del suo libro! La mia famiglia era poverissima, vivevamo a Salerno. Camminavo scalza e mia madre per non farmi sfigurare, prima di mettermi sul treno, mi fece un paio di sandaletti di cartone. Arrivai a Treviso dopo due giorni di paura e con un sandaletto e mezzo. Sul treno c’era anche la mia sorellina. Per la stanchezza mi addormentai e, nel frattempo, fecero scendere una parte dei bambini. Quando mi svegliai mia sorella non c’era più, era andata con gli altri bambini verso Belluno. Sul momento mi spaventai tanto, ma poi ci ritrovammo a Treviso. Arrivammo in stazione molto tardi, ci aspettavano da ore. Pioveva. Le signore che erano lì in attesa, sceglievano «Questa qui la prendo io, e questa tu». Io non parlavo, quando si avvicinò una signora e mi disse «Questa piccola è la più bellina» e mi domandò se la volevo seguire. Io pensavo di essere brutta e sporca. Non parlavo. Era quella la nostra educazione di giù. Facevo solo cenni con la testa. Lei, Rosa Biancotto, mi disse che aveva una bella stanza pronta per me, dei bei pesci appena infornati. E cominciai a sorridere. Il marito Luigi Cocchetto, partigiano, avvicinò la sua bicicletta. Ricordo che aveva messo un bel panno sul tubo del telaio per farmi sedere. Mi vollero subito un gran bene. Ero partita da casa piena di terrore… del treno, dei comunisti, poi, quando arrivò il giorno del ritorno piangevo, non volevo tornare. Poi, loro, la famiglia Calzavara, chiesero ai miei genitori se potevano adottarmi.
E sono rimasta qui in Veneto per sempre, oggi mi chiamo Bianca Calzavara.
Dopo l’incontro, qualche giorno dopo, la metto in comunicazione con un mio grande amico salernitano, Giuseppe Galzerano, storico ed editore, al quale rilascerà un’intervista per “Il Mattino”. Il 7 gennaio 2023 esce l’articolo Il viaggio di Bianca nell’Italia divisa sul treno della felicità.
Eccone alcuni stralci:
(…) «Mangiavamo erbe, ghiande e quello che capitava». Un’infanzia durissima condita di fame e miseria, aggravata dalla morte del padre, che durante la guerra lavorava con gli inglesi a spaccare pietre in un cava e un giorno un macigno lo schiaccia. La madre si sposta da una casa all’altra perché non riesce a pagare i fitto e a sfamare i figli. I fratelli più grandi vanno a lavorare scalzi da Ogliara alle Cotoniere Meridionali. Orazio, quello più sveglio, è amico del farmacista Mario Del Santo, «una gran brava persona», dal quale apprende che possono godere per quattro mesi di una «vacanza» gratuita e di essere sfamati da una famiglia di comunisti del nord. La madre che non crede alla propaganda democristiana dei comunisti che mangiano i bambini, si informa e decide di far partire due delle sue bambine. (…)
«(Rosa e Luigi, ndr) mi hanno dato tutto. A pensare che ero partita da casa piena di terrore per il treno e per i comunisti… Hanno un pezzettino di terra, dei polli, insomma si mangiava. Quando arriva il giorno del ritorto piango, non voglio più tornare a Salerno. Luigi, dopo due giorni, dice alla moglie che viene a Salerno per vedere come sto e chiede a mia madre di potermi adottare. Quando ho visto mio zio – come lo chiamavo – mi attacco felice alla sua mano. Ritornata a Treviso mi hanno cresciuta come un fiore, dandomi di più di più… altro che comunisti che mangiano i bambini, come aveva detto anche il prete. E sono rimasta qui in Veneto per sempre».
Da comunista, a 21 anni non può non sposare Sergio Calzavara, facchino comunista di Mestre. «Il sindaco di Treviso è un democristiano, ma io non mi faccio sposare da un sindaco democristiano! Così chiedo a Concetto Marchesi di venirmi a sposare civilmente al comune di Treviso», ricorda con orgoglio. «Allora il mio matrimonio è uno scandalo ma le donne mi hanno applaudito». Il viaggio di nozze lo fa a Salerno e la madre, che non era andata al matrimonio, conosce il marito e le dice: «Figlia mia, quanto è bello sto uaglione!».
Assunta alla Coop di Carpenedo frequenta da adulta la scuola diplomandosi. Da pensionata gira il mondo, recandosi in Unione Sovietica, in Cina, negli Stati Uniti al seguito del figlio violinista. E spera di tornare ancora a Salerno, dove vive una delle sue sorelle.

Nota
In quella stessa occasione, a Mestre, incontrai Luigina Badiale, che mi raccontò un’altra bella storia. Si può leggere qui: Lina, le bambine del Polesine e la famiglia Berlinguer
AGGIORNAMENTO giugno 2025
Bianca D’Aniello è ora protagonista anche del podcast WITNESS HISTORY prodotto dalla BBC (News/World Service) nella puntata Italian Happiness Trains cura da Natasha Fernandes. Disponibile online dal 27 giugno 2025.

Italian happiness trains
Between 1945 and 1952, ‘happiness trains’ transported 70,000 children from southern to northern Italy to live with wealthier families.
It was a scheme organised by the Union of Italian Women and the Italian Communist Party in an attempt to make the lives of southern Italian children better.
Ten-year-old Bianca D’Aniello was one of the passengers to travel from Salerno in the south to Mestre in the north where she was looked after by a family with more resources.
Bianca’s life in Mestre was miserable because of Italy’s fascist regime and the devastation her city faced in the wake of World War Two. Her journey was fraught with nerves as she jumped on a train for the first time saying goodbye to her mum and siblings. What she didn’t realise was what life had in store for her in her new life.
Bianca speaks to Natasha Fernandes about how that ‘happiness train’ changed her life forever.
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