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Nelle mie due note analitiche precedenti, Alle fonti (nascoste?) del romanzo ‘Il treno dei bambini’ (parti 1-2 e parte 3) e Chi è Amerigo, protagonista di ‘Il treno dei bambini’ di Viola Ardone? pubblicate nel mio blog Memorandom, mi ero occupato di individuare nel testo del romanzo le innumerevoli coincidenze e occorrenze (descrizioni, fatti, aneddoti, personaggi, situazioni) con testi e ricerche di autori (Rinaldi, Macchiaroli, Cappiello, Buffardi) che si erano occupati di questo tema (il trasporto – organizzato dal Pci e dall’UDI – dei bambini più poveri verso famiglie solidali del centro-nord, in forma di temporaneo affido), per poi passare alla dimostrazione di quanto, nella storia del protagonista principale del romanzo, Amerigo Speranza (e della sua ospite Derna), risulta sovrapponibile con la storia vera di Americo Marino (e della sua ospite Derna Scandali) raccontata 10 anni prima nel mio libro I treni della felicità.

In questa terza analisi affronto un altro tema critico riguardante il background del lavoro letterario da cui il romanzo scaturisce. Mi riferisco alla presunta ricerca basata su“fonti orali”, le quali, oltre ai testi saggistici e narrativi precedenti, secondo l’Autrice, danno spunto e originalità alla storia romanzata. L’Autrice ne parla spesso, mettendole quasi in contrasto con le fonti librarie e documentali (che definisce utili alla definizione del solo contesto della storia raccontata). Il neretto nei testi è dello scrivente.

Le dichiarazioni dell’Autrice sul suo uso di fonti orali.

Il Mattino. Napoli, 14 ottobre 2018
Viola Ardone la scrittrice già “eurostar” – Intervista di Ugo Cundari
Come è nato il suo romanzo?
È una storia vera, ho studiato i documenti dell’epoca e ascoltato molti testimoni che nel Dopoguerra aiutarono questi bambini a partire. Da Napoli tra il 1945 e il 1950 presero il treno settantamila minori, dal Meridione furono centinaia di migliaia…
Quanto rimanevano [al nord]?
Il protagonista del mio romanzo, Amerigo, lascia la madre ai Quartieri Spagnoli e per sei mesi vive ad Ancona.
(Fonte: https://twitter.com/GuidoArdone/status/1051415766564839425?s=20 )

IlVenerdì di Repubblica, 20 settembre 2019
I comunisti che non mangiarono i bambini – Intervista di Conchita Sannino
Viola, perché questa storia del secolo scorso?
Non la conoscevo. Me ne parlò un pensionato sull’ottantina: era stato uno dei bambini saliti su quei treni, a me venne il batticuore dalla voglia di raccontarla. Mi disse della partenza, del distacco dalla madre, della nostalgia di rivedere la seconda famiglia emiliana. […]
Ma quei bambini trovavano anche felicità insperata: non solo cibo e cappotti, ma giochi, carezze, conoscenza. Insomma un po’ d’America, perciò il mio protagonista si chiama Amerigo.
Ma ho attinto da molte fonti: giornali, pubblicazioni, i documentari accurati di Simona Cappiello e Manolo Turri Dall’Orto, e di Giovanni Rinaldi e Alessandro Piva.
(Fonte: https://www.einaudi.it/approfondimenti/viola-ardone/ )

Corriere del Mezzogiorno.Napoli, 20 settembre 2019
Amerigo, sette anni di saggezza. Ecco come è nata la storia del bimbo partito con i “treni della felicità” – Articolo di Viola Ardone
La storia di questo libro è nata da una fotografia. Me l’ha mostrata qualche anno fa un signore anziano dagli occhi azzurrissimi… [azzurri come il protagonista del suo romanzo, e come il titolo del doc di Simona Cappiello “Gli occhi più azzurri”, ndr] […] Da una scatola beige il signore ha tirato fuori una foto in bianco e nero in cui lui e sua madre si salutavano alla stazione prima della partenza. Non ricordava molto altro, la sua memoria si andava infragilendo… […] Ho iniziato a fare ricerche e ho scoperto…
(Fonte: https://www.pressreader.com/italy/corriere-del-mezzogiorno-campania/20190920/281797105708250 )

Giudittalegge.it, blog, 25 settembre 2019
Da dove l’ha ripescata, invece, Viola Ardone?
La storia dei treni me l’ha raccontata un signore anziano, non ricordava più molte cose perché la sua memoria si stava screpolando, ma un’immagine gli era rimasta ben chiara nella mente: lui e sua madre alla stazione che si salutavano per un lungo viaggio. Mi ha mostrato anche una foto scattata presso la sua famiglia “adottiva” nel modenese. Diceva che era stato bene lì, e che l’unico rammarico che aveva era di non essere mai riuscito a tornare a salutare quelle persone che per alcuni mesi si erano prese cura di lui come un figlio. Era una famiglia di contadini, gente semplice, non benestante, ma che poteva permettersi di mettere il piatto a tavola due volte al giorno.
(Fonte: http://www.giudittalegge.it/2019/09/25/chiacchierando-per-la-seconda-volta-con-viola-ardone/ )

“Fahrenheit” RaiRadio3, 26 settembre 2019 – Intervista di Loredana Lipperini
Questa è una storia che io non conoscevo. Quando poi questa storia è ritornata, l’ho riscoperta, mi sono ricordata di aver sentito parlare di questa storia dalle mie nonne, che abitano in un quartiere molto popolare della città. Però crescendo l’avevo dimenticata e mi è tornata alla memoria quando un signore molto anziano mi ha mostrato una foto. Lui stava cominciando ad avere problemi di memoria, però quella foto era conservata e per lui era un tesoro, era un ricordo importantissimo. Quella foto era fatta alla stazione, erano i bambini che partivano su un convoglio e i genitori che li vedevano allontanarsi. […]
Anche il personaggio di Derna è stato ispirato, infatti il nome mi piaceva tantissimo di questa donna, di Derna Scandali, che è stata una delle prime donne sindacalista. Io ho fatto un lungo studio su di lei e quindi ho voluto omaggiare questa figura di donna che chiaramente nel romanzo la sua storia è completamente diversa. […] Il nome Amerigo mi piaceva anche perché è come se lui fosse andato a scoprire la sua America personale, una terra lontana, ma che apre anche delle possibilità.
(Fonte: https://www.raiplayradio.it/audio/2019/09/FAHRENHEIT—IL-LIBRO-DEL-GIORNO–Viola-Ardone-Il-treno-dei-bambini-Einaudi-03b1c597-b069-4179-845c-de0feee9dc44.html )

RakutenKob Blog, 10 ottobre 2019
Viola Ardone e ‘Il treno dei bambini’. Intervista di Rosa Carnevale
Una pagina poco conosciuta della storia del nostro Paese che viene qui raccontata dalla voce di un bambino. Come sei arrivata a questa storia?
Direi che è la storia ad essere arrivata a me! L’ho ricevuta come un dono da un signore molto anziano e sono rimasta incredula, ho pensato all’inizio che si trattasse di una sua esperienza personale. Solo dopo, studiando e documentandomi, ho capito che si era trattato di una migrazione di massa di bambini dalle zone più povere e disastrate dalla guerra. Una gigantesca operazione di solidarietà e accoglienza.
(Fonte: https://www.kobo.com/it/blog/viola-ardone-e-il-treno-dei-bambini-unintervista )

Sciarada, RaiRadio1, 12 ottobre 2019 – Intervista di Annamaria Caretta
Ho conosciuto un signore molto anziano che me l’ha regalata [la storia] in qualche modo. Allora ho cominciato a documentarmi, perché non riuscivo a credere che questo fosse davvero successo, perché era una storia che era rimasta un po’ sotterranea e mi sono imbattuta nei lavori di documentazione molto accurati, e un documentario molto bello fatto da Alessandro Piva e dallo storico Giovanni Rinaldi, in un lavoro di Simona Cappiello, napoletana, sui bambini di Napoli, ho consultato i giornali dell’epoca. Sono riuscita a trovare tanti bambini dei treni, che mi hanno raccontato un pochino della loro storia.
(Fonte: https://www.raiplayradio.it/audio/2019/10/SCIARADA-44729613-89bd-48ec-b04e-f1e0a3a45e90.html )

Il Piccolo 15 ottobre 2019 – Intervista di Emanuela Masseria
Come si è documentata?
Ci sono alcuni bei documentari sul tema: “Gli occhi più azzurri” della napoletana Simona Cappiello, e poi “Pasta nera” di Rinaldi e Piva, a cui si è ispirata anche una canzone omonima dei Modena City Ramblers, sulla vicenda dei bambini di San Severo di Puglia, ma anche l’opera di Giulia Buffardi, sempre su Napoli. Ho fatto ricerche in emeroteca sui giornali dell’epoca, ho letto tutto quello che riguardava la Napoli del dopoguerra, in particolare Ermanno Rea. E poi ho avuto la fortuna di conoscere alcuni “bambini” dei treni, oggi ottantenni, che mi hanno regalato le loro esperienze.
Ha conosciuto personalmente il protagonista, Amerigo?
Amerigo non esiste, è un personaggio di fantasia ma che porta in sé tante storie di cui ho letto e che mi sono state raccontate.
(Fonte: https://ilpiccolo.gelocal.it/tempo-libero/2019/10/15/news/viola-ardone-e-quei-bambini-meridionali-mandati-in-treno-dalle-famiglie-rosse-1.37748150 )

Gorizia, ottobre 2019 rassegna “Il libro delle 18.03”
Viola Ardone nella videoripresa della presentazione del suo libro:
Io mi sono imbattuta in questi racconti, che mi sono stati regalati – di questa storia che non conoscevo e che ho scoperto non essere molto conosciuta – da tante persone. Sono quelle storie che sui libri di storia non esistono, e poi bisogna andare proprio sui posti per capire queste storie, per vederle materialmente, con gli occhi, ho visto… però poi va studiata e una cosa è studiare, una cosa è capire. E si capisce davvero quando ho cominciato i miei studi e lì ho capito che avrei voluto scrivere un romanzo, più che non un documentario, un manuale di storia, un racconto oggettivo.
(Fonte: https://youtu.be/UpjdIOmT7II )

Condivisione Democratica, rivista, 29 ottobre 2019 – Intervista di Anna Rita Cardarelli
Come ne è venuta a conoscenza? 
In realtà non è una storia così poco nota. Negli anni passati ci sono stati lavori di documentazione su questa vicenda: Simona Cappiello ha raccolto materiali sui bambini che partirono da Napoli; Rinaldi e Piva su quelli pugliesi. C’è anche una canzone dei Modena City Ramblers che rievoca questa storia. Penso però che la letteratura abbia una forza diversa: prende spunto da storie vere per renderle in qualche modo universali, parla al cuore dei lettori, oltre che alla mente, crea immedesimazione, trasferisce in un universo di fantasia elementi tratti dal reale. Io almeno spero di esserci riuscita, con questo libro.
Ci sono personaggi reali a cui lei si è ispirata nel libro?
Ci sono tanti personaggi storici: Maurizio Valenzi, futuro sindaco di Napoli e organizzatore dei treni dei bambini, Gaetano Macchiaroli, editore e intellettuale napoletano; la stessa Derna, la madre adottiva di Amerigo, è ispirata al personaggio storico di Derna Scandali, una delle prime sindacaliste italiane. Lei però era delle Marche. Mi sono divertita a intrecciare realtà e fantasia per sostenere trama e voce del romanzo.
(Fonte: http://www.condivisionedemocratica.com/2019/10/29/incontro-con-viola-ardone/ )

Torino rassegna “LeggerMente”, 14 novembre 2019, video della presentazione
Io ho fatto un lavoro di documentazione, perché volendo dare un impianto storico a questa storia non volevo dire delle inesattezze, mi sarebbe sembrato non leale nei confronti del lettore. Quindi ho costruito un ‘presepe’ storico, una struttura molto rigida, nella quale però poi poter essere poi liberissima di creare personaggi, di dare spazio ad Amerigo, alla madre, alla Zandragliona, ad altri personaggi, alla famiglia del nord. Però ho dovuto piantare dei chiodi, uno di questi chiodi è questa scena della partenza, questa dei cappotti, che ho voluto riparare in maniera romanzesca, però viene documentata da Gaetano Macchiaroli…
(Fonte: https://youtu.be/GbP-VIRubew )

La denuncia nei confronti di Einaudi e dell’Autrice sul mancato riconoscimento delle fonti (bibliografiche e implicitamente orali)

Dicembre 2019 – A dicembre 2019 inviai alla Casa editrice Einaudi una lettera legale in cui si richiedeva la citazione del mio libro “I treni della felicità” come fonte primaria del romanzo e si suggerivano anche altri quattro titoli, ritenuti essenziali nella costruzione della narrazione romanzesca: i testi di Gaetano Macchiaroli e Giulia Buffardi, i documentari di Simona Cappiello (e Manolo Turri Dall’Orto) e Alessandro Piva.

Gennaio 2020 – Einaudi, in immediata risposta alla lettera, pubblica unilateralmente (in modo non concordato) nella nona edizione del romanzo due pagine con una “Principale bibliografia di riferimento”. Ai circa trenta titoli elencati nella bibliografia (comprendenti ovviamente anche i testi indicati dallo scrivente), in premessa l’Autrice aggiunge:
Questa mia storia nasce da tante storie: anzitutto quelle che i “bambini” e le “bambine” dei treni mi hanno raccontato di persona, poi quelle che ho scoperto consultando documenti dell’epoca.
Vorrei anche menzionare Giulia Buffardi, Simona Cappiello e Manolo Turri Dall’Orto, Alessandro Piva, Giovanni Rinaldi, le cui opere sulle vicende storiche che fanno da sfondo al mio romanzo possono rappresentare preziose occasioni di approfondimento per il lettore.”

Nella premessa, quindi, la Ardone ribadisce – “Questa mia storia nasce da tante storie” – il valore prioritario delle testimonianze orali di ex “bambini” e “bambine” (testimonianze raccolte da chi?) a cui solo in un secondo tempo si aggiungono altre storie (sempre da fonti orali), ma ricavate dalla consultazione di “documenti dell’epoca” (quali in specifico?). Segue la sola “menzione” degli autori, che la mia lettera elencava come fonti principali delle storie romanzate, le cui opere – per Ardone -possono solo essere “occasione di approfondimento” per i lettori. Opere che, sempre secondo l’Autrice, non sono anche alla base della trama e dei personaggi della sua storia.

Altre dichiarazioni dell’Autrice

RDCult Ravenna&Dintorni, febbraio 2020 – Intervista di Federica Angelini
Negli anni passati sono stati realizzati lavori di documentazione che sono stati un utile punto di partenza per tracciare le coordinate, il perimetro della storia. Chi fosse interessato all’aspetto puramente storico può avvicinarsi ai lavori di Buffardi, Cappiello, Piva, Rinaldi e tanti altri, che hanno intervistato ex bambini dei treni. Ho avuto modo anche io di conoscere molti di quei bambini, che mi hanno donato i loro ricordi. Inoltre esistono documenti dell’epoca: articoli di giornale, materiali d’archivio, un memoir scritto da Gaetano Macchiaroli, editore e libraio napoletano che fu tra i fondatori del Comitato per la salvezza di bambini di Napoli. Voglio precisare però che i protagonisti del mio romanzo e la loro parabola umana sono frutto della mia fantasia.
(Fonte: https://www.ravennaedintorni.it/rd-cult/libri/quei-bambini-spediti-al-nord-raccontati-viola-ardone-un-tema-attuale/ )

Orizzonte Scuola, 18 febbraio 2020 – L’ora di lettura: “Il treno dei bambini”
O.C.: Come è nata l’ispirazione a scrivere questo romanzo? Può parlarci di una persona o di un episodio, forse?
La mia nonna paterna abitava in un quartiere molto popolare di Napoli, pur essendo di estrazione borghese. Proprio per questo, le donne del popolino si rivolgevano spesso a lei per consigli sulle più svariate questioni. Mi ha raccontato un giorno che venne interpellata anche in merito alla partenza dei bambini per il nord Italia. (…)
O.C.: Per scrivere “Il treno dei bambini” ha utilizzato fonti indirette oppure ha parlato con qualcuno che ha vissuto la stessa esperienza di Amerigo e dei suoi compagni?
Entrambe le cose: le fonti e i documenti dell’epoca sono serviti a contestualizzare il periodo storico e a non fornire ai lettori informazioni errate o poco verosimili. Ho ascoltato tante storie, tutte, per alcuni aspetti, molti simili. Da lì ho preso lo slancio per elaborare una narrazione autonoma, una creazione letteraria.
(Fonte: https://www.orizzontescuola.it/lora-di-lettura-il-treno-dei-bambini-di-viola-ardone-intervista/ )

Torino Liceo Vittoria, 7 maggio 2020, dalle riprese video dell’incontro di Viola Ardone con gli studenti:
Allora, io questa storia non la conoscevo, nel senso che avevo dei vaghi ricordi… Questo ricordo si è risvegliato due tre anni fa quando ho avuto modo di parlare con un signore napoletano di 80 anni che mi ha raccontato la sua esperienza personale. Cioè, che una mattina, sua madre che nel rione era detta la “bersagliera” perché era una donna col carattere molto forte, l’aveva accompagnato al treno, era partito ed era andato in una città dell’Emilia Romagna, era andato a Modena e allora io gli ho detto “Ma forse avevate dei parenti lì a Modena?” “No andavo presso sconosciuti”. Questa cosa mi ha fatto suonare un campanello “Che significa sconosciuti? Ma da solo?” “No no, eravamo tanti, tanti bambini”. Tutti questi bambini da soli tutti insieme su un treno che andavano al nord? Ma che cos’è questa storia? E lì mi sono messa alla ricerca. La cosa bella di questa ricerca è stata… – a parte le fonti documentarie, quindi i giornali dell’epoca…, alcuni protagonisti di quell’epoca che hanno scritto di questa storia -, ho potuto contare sulle testimonianze orali, dei protagonisti. Quindi fare un vero lavoro di ricerca storica, di storia recente, raccogliendo i racconti e le testimonianze.
(Fonte: https://www.facebook.com/watch/live/?v=253319952535759 )

Viola Ardone, dopo aver scritto e detto, in molte occasioni, di essersi basata su molte fonti orali e testimoni, in una intervista – diffusa attraverso la cartella stampa per l’estero -, precisa di non aver trovato molti testimoni da intervistare o disposti a parlarne (ammettendo di aver incontrato alcuni protagonisti delle vicende solo “dopo” la pubblicazione del suo romanzo):          
“Qualche anno fa, un breve documentario attirò la mia attenzione sulla vicenda. Ho iniziato a fare ricerche per capire come aerano andate le cose, ma non ho trovato molte persone che avrebbero voluto parlarne. Certo, molti conoscevano la storia, conoscevano la generosità delle famiglie residenti in Emilia-Romagna, che accolsero nelle loro case i bambini più poveri di Napoli. Ma alle persone qui non piaceva parlarneI loro ricordi non si sono trasformati in alcun tipo di memoria collettiva e condivisa“.   
Tuttavia, dopo la pubblicazione del romanzo, la situazione è cambiata rapidamente:     
Ora molte persone mi vengono a raccontare la loro storia. E bei ricordi esplodono dal profondo.
(Fonte: https://voilamode.blog.hu/2020/06/23/megjelent_viola_ardone_gyerekvonat_cimu_regenye )

Quali sono quindi le fonti orali e i testimoni che Viola Ardone dice di aver incontrato?

La Ardone non ha mai presentato o citato per nome e cognome qualcuna di questi fonti orali, qualcuno degli intervistati. Non mai fatto capire se il “signore anziano”, sempre citato, da cui dice di aver attinto la “prima testimonianza”, è reale, raggiungibile, intervistabile.
La Ardone non è mai riuscita a dare la minima indicazione sull’esistenza o meno dei suoi testimoni. Anzi, in più occasioni, volendo dimostrare che ne aveva incontrati rimanendo con loro anche in contatto, si contraddice, come in questa risposta a una domanda di una lettrice:
…in particolare ho avuto la fortuna di poter sentire tante storie di persone ancora viventi, che hanno ottant’anni, con cui si sono creati dei rapporti direi proprio di amicizia, e di condivisione…
il signor Vittorio di Frascati con cui ci sentiamo ancora abitualmente, che ha ottant’anni, ancora molto attivo in politica e nel sociale…
” (Fonte: https://www.facebook.com/watch/live/?v=349922572635247 )
La Ardone, – nel voler dimostrare che i personaggi del suo romanzo sono anche ispirati a fonti orali da lei incontrate -, ne cita uno a caso, non rendendosi conto che quello citato, in realtà, lo ha incontrato dopo la pubblicazione del romanzo e non prima: Vittorio – di cognome Mignucci – è un signore di Genzano (e non di Frascati), che Ardone ha conosciuto alla presentazione del suo libro alla Feltrinelli di Roma (Galleria Colonna 8 ottobre 2019) dove, sconosciuto a tutti, si presentò per aggiungere anche la sua testimonianza alla storia di cui lì si parlava. Solo successivamente a questo incontro il sig. Mignucci partecipò, con Ardone, ad una presentazione del romanzo a Frascati (ecco il perché dell’equivoco sul paese di origine di Vittorio), presso l’Istituto tecnico Buonarroti (così l’intervento di una studentessa: “Il momento che più mi è piaciuto, è quello in cui Vittorio ha descritto l’occasione nel quale ha conosciuto l’autrice. Infatti lui era presente alla presentazione del libro e dopo averlo letto, gli ha lasciato un bigliettino con scritto «Io c’ero»). 

Un’altra occasione in cui Ardone ha dimostrato di non essere in grado di presentare anche uno solo dei “suoi testimoni” fu data dalla presentazione del suo libro nella trasmissione “Le parole della settimana” condotta da Massimo Gramellini. La redazione richiese alla Ardone di indicare un testimone da intervistare in studio. La Ardone, non avendo indicazioni o recapiti da fornire, suggerisce alla redazione di rivolgersi a Simona Cappiello che avrebbe potuto fornire i recapiti di Paola Zeni ed Enzo Laiola, i testimoni incontrati dalla Cappiello nella sua ricerca e presenti nel documentario della regista.
La Cappiello, però, si rifiuta di collaborare (anche lei per non essere stata citata tra le fonti del romanzo) e la redazione, a questo punto, si rivolge ad Alessandro Piva. Piva non risponde, e la redazione si rivolge quindi a me (il 9 ottobre 2019 attraverso messenger), chiedendo espressamente di metterli “in contatto con qualcuno degli ex-bambini che raccontano le loro storie e che avevate incontrato…”. Rispondo gentilmente, chiedendo come mai non si è chiesto alla Ardone di presentare i “suoi testimoni”, aggiungendo il mio disagio per il mancato riconoscimento del mio lavoro da parte della romanziera. Rifiuto anche io di collaborare coinvolgendo i miei testimoni, che non ritengo di scomodare, per delicatezza e rispetto. Il 12 ottobre va in onda il programma: Viola Ardone non è in studio (al contrario di come sempre è stato fatto per le presentazioni di altri libri): al suo posto un “testimone” delle storie raccontate nel romanzo. Il testimone invitato in studio non è altri che il sig. Vittorio Mignucci di Genzano (di cui abbiamo detto più sopra) presentato proprio come il signore che a una presentazione del libro si è alzato per raccontare la sua storia.
Vittorio Mignucci diventa così, per Ardone, il “testimone unico e ufficiale” a rappresentare tutti gli altri innominabili, sconosciuti e fantomatici.

La Ardone continuerà così, in moltissime interviste durante l’intero 2020, a parlare dei tanti testimoni incontrati e intervistati, del “signore anziano” da cui tutto è partito, del suo lavoro di “ricerca storica” sulle fonti orali, senza mai fare un nome, senza mai ringraziare nessuno nello specifico, ma, al contrario, citando e nominando spesso chi ha conosciuto solo “dopo” la scrittura del romanzo: persone che, dopo averlo letto o averne sentito solo parlare, le hanno inviato lettere o foto delle loro passate esperienze.

Le fonti orali da cui sono tratte le vicende narrate nel romanzo “Il treno dei bambini”, salvo confutazioni dimostrabili, non sono né documentabili né degne di essere citate in modo corretto (con i loro nomi e cognomi). Spesso vengono solo evocate, e – per mia convinzione – collegabili indissolubilmente ai veri testimoni che altri autori, in altre e faticose ricerche, hanno incontrato, intervistato e raccontato.
Era infatti questo che si chiedeva all’Autrice e alla sua casa editrice: semplicemente riconoscere e citare autori e testimoni sulle cui storie si è costruita e sviluppata la narrazione romanzesca.
Magari anche un Grazie – per il lavoro di ricerca svolto dal sottoscritto, da Simona Cappiello, da Giulia Buffardi e da tanti altri – non sarebbe stato di troppo, così come un Grazie alla vera fonte orale che ha dato vita al personaggio protagonista del romanzo, Amerigo: il vero Americo Marino.  

(…segue)  

Aggiornato 9 gennaio 2021