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Lugo di Romagna, dicembre 2009.

Daniele Foschini è lì che mi aspetta a Ca’ Vecchia, il centro sociale di Voltana, frazione di Lugo di Romagna. In serata ci sarà la presentazione del mio libro I treni della felicità e lui mi ha portato un regalo. Tra le mani stringe foto e lettere. Era molto piccolo quando arrivarono i bambini ospiti a casa sua, provenienti dai paesi martoriati del cassinate, e i suoi ricordi sono frammentari e lontani. I Foschini accolsero Giuseppe e Tommasina, fratello e sorella. Erano rifugiati, con la loro famiglia, a Monte di San Giovanni Campano, nel Lazio, dove erano stati raccolti i rifugiati dai diversi paesi bombardati della zona.

Daniele, nel 1946, aveva 5 anni ed era il più piccolo a casa Foschini. La sua famiglia abitava nelle campagne di Lugo di Romagna, nei pressi della frazione Voltana. Il loro era un agglomerato di sette case contadine che condividevano aia e stalle. Daniele mette insieme i suoi ricordi, che definisce un po’ sbiaditi:
La mia famiglia abitava in una borgata, composta da sette abitazioni, chiamata Casermacchio, sempre nel territorio di Voltana, a ovest, tra Giovecca e Lavezzola. Era composta da mio babbo Paolo mia mamma Augusta, mio fratello Elio, mio fratello Giancarlo e da me. Poi in casa mia vi erano anche gli zii Alfredo e Maria.

I segni della guerra erano ancora evidenti e pericolosi, era facile incappare nelle mine inesplose che erano disseminate nei campi, soprattutto intorno alla ferrovia, dove ancora giaceva il rottame di un vagone ferroviario:
Mio fratello Giancarlo ebbe un incidente giocando con materiale bellico che a quei tempi era facile da trovare, era facile imbattersi in un ordigno. Giocando con una spoletta gli scoppiò la mina tra le mani e dovettero amputargli tre dita della sinistra. Questa è l’immagine di quei tempi che mi è rimasta impressa.

Daniele ricorda l’arrivo a Voltana del treno con i bambini che provenivano dalle zone disastrate di Frosinone. Erano partiti da Cassino con il secondo scaglione del 2 marzo, sabato. Erano più di 600, provenienti da 34 paesi del frusinate, su quel treno diretto a Cervia, Macerata e Ravenna. Il viaggio fu lungo, il treno arrivò a Lugo nella notte di domenica 3 marzo. Daniele ricorda il carico di curiosità che aveva preceduto l’arrivo di questi nuovi piccoli ospiti, in un paesino che difficilmente vedeva arrivare gente da lontano. Erano una trentina di bambini quelli che scesero dal treno, accompagnati nel viaggio da ex partigiani di Voltana e Lugo e dalle donne dell’UDI che facevano di tutto per alleggerire la sofferenza del distacco dalle loro famiglie, dopo la divisione per alcuni di loro ancora inspiegabile e misteriosa. 

I bambini che arrivarono nella mia famiglia erano più grandi di me. Giuseppe aveva 7 anni e sua sorella Tommasina circa 9. Il loro cognome era Visocchi. Giuseppe era ospite a casa mia, Tommasina era ospite dalla famiglia Baroncini che abitava accanto a noi. Poi c’era un’altra bambina, non ricordo il nome, dalla famiglia Tamburini. Si facevano compagnia a vicenda e si stava tutti insieme a giocare nell’aia. Noi parlavamo in dialetto romagnolo tramezzato con l’italiano, loro parlavano un napoletano strano ed era difficile comunicare. Ma cosa vuoi, i bambini poi sono veloci ad imparare! Ci capivamo.

Dopo qualche giorno Alfredo, lo zio di Daniele, che era appena tornato dalla guerra e aveva combattuto proprio nel territorio di provenienza dei bambini, fece diverse fotografie ai due piccoli ospiti e le spedì alle loro famiglie per tranquillizzarli sulle condizioni e il benessere dei loro figli in terra romagnola. Il Comune di Lugo aveva organizzato, inoltre, con una convenzione, la possibilità di frequentare la scuola per tutti i bambini ospiti a Voltana.

Daniele Foschini ha conservato però, oltre ai suoi “sbiaditi” ricordi, anche tre documenti eccezionali, due lettere e due fotografie. Le due lettere in particolare raccontano quanto fosse profondo il rapporto che legava le famiglie che ospitava a quelle di origine dei bambini ospitati. Come quel gesto dell’ospitare fosse, oltre che solidale, anche molto politico ed esemplare. Di come reciprocamente ci si vedeva, idealmente e culturalmente, tra nord e su del Paese.

Qualche giorno dopo l’arrivo dei bambini, Alfredo Foschini scrive alla famiglia Visocchi:

Voltana, 7 marzo 1946

Cara Famiglia Visocchi,
Credo opportuno informarvi, che domenica sera 3/C.M. alle ore 22 circa, è giunta a Voltana (Ravenna), la corriera che portava circa trenta fanciulli della provincia di Frosinone, tra i quali anche i vostri due Tommasina e Giuseppe.
Non potete immaginare, con quale gioia e solidarietà siano stati ricevuti da parte di tutti i voltanesi e in particolar modo dalle madri comuniste, le quali, pietose, modeste e degne seconde madri dei vostri piccoli, hanno aspettato sulla piazza, per ben dieci ore, ansiose e tremanti l’arrivo di questi poveri e cari fanciulli, preparando regali e sorprese per alleviare in certo qual modo in essi, quell’innocente malinconia e forse anche dolore che i piccoli hanno provato, nel distaccarsi dalla loro mamma e dai loro fratelli.
Dio solo è testimone di tutte le lacrime, versate dai laboriosi e coscienti Comunisti, nell’accarezzare le innocenti e sventurate testoline di questi piccoli e cari fanciulli.
Quale triste infamia e ingiustizia ha voluto creare nell’Italia e nel mondo intero, la monarchia e il fascismo!!!
Carogne sono, bestie che non hanno nulla di umano e come tali bisogna sterminarle tutte. Gente maledetta, senza fede, senza ideali, senza amore, carnefici dell’umanità, che per meschino interesse e per vile calcolo di furberia, in nome di una pretesa autorità rubata a Dio, vorrebbero ridurre in schiavitù migliaia e migliaia di sudditi.
Ma su quell’immane tragedia monarchico-fascista (imbevuta di sangue) sta per calare il sipario, le tenebre stanno diradandosi e presto spunterà il sole. Il sole dei lavoratori, degl’umili, degli schiavi, col quale voi e con voi tutte le altre sventurate famiglie di ogni provincia romana dovrete giustamente e doverosamente riscaldarvi, una buona volta.
Non so se mi comprendiate, ma mi rivolgo in particolar modo, a voi perché avendo io stesso trascorso quasi due anni sotto le armi, prima a Palombara Sabina, poi ad Anagni, a Frosinone, a Tivoli, a Palestrina ecc. ecc. conosco un poco questi luoghi, le vostre abitudini fedi e costumi, e so di avere a che fare, dalla parte dei lavoratori, con gente onesta laboriosa e cosciente, perché in ognuno di questi luoghi suddetti, ho lasciato qualche lacrima alla partenza, affezzionandomi ad alcune famiglie, le quali dopo al lungo e faticoso lavoro giornaliero, non rimanevano a propria disposizione, che qualche Kg. di farina e fagioli, appena indispensabili per vivere. Di questa piccola parte di oro, se ne sarebbero generosamente privati loro stessi, per offrirla a me (Militare sconosciuto,) come ad un figlio e ancora oggi ci scriviamo a vicenda.
Chi può essere insensibile all’affetto, (non certo a quel falso ed eloquente dei cosidetti aristocratici), ma a quel vero affetto che nutre soltanto nell’animo nobile e puro, dei miseri e degl’umili.
Chi non può in dette circostanze, maledire la monarchia e il papato responsabili e creatori di tali miserie e schiavitù sui Colli romani, come ai tempi dei (feudatari) dei quali ancora esiste, e voi ne siete prova, gl’antichi castelli col segno ancora di quelle migliaia di cadaveri, di innocenti vittime, misteriosamente catturate dai clericali e prepotenti signoroni!
Dico tutto ciò con profonda amarezza, perché so che voi (in generale) schiavi della religione cattolica dalla nascita, rimanete innocenti e inconsapevoli, di quelli che veramente sono i vostri nemici.
Vi chiedo scusa del mio troppo ardire e della mentalità forse troppo differente e lontana dalla Vostra, cercate vi prego di ragionare, in nome dei vostri figli, lasciando da parte ogni antica superstizione rivolgetevi e confessatevi meno col prete quanto più coi veri Compagni del P.C.I. del vostro paese, i quali vi daranno consigli e istruzione, così troverete anche voi la strada giusta da seguire per il benessere della vostra famiglia e della nostra cara Patria.
Tommasina e Giuseppe, sono due carissimi ragazzi ‘degni di amore e rispetto, ai quali, finchè rimarranno tra noi, non gli mancherà affatto. Sono vicinissimi di casa e passano la giornata assieme, giocando coi miei due fratellini più piccoli, uno di cinque e l’altro di tredici anni.
Giuseppe è diventato ora il terzo. Mia mamma dopo averlo vestito e nutrito con tutte le cure e nel miglior modo possibile, non fa altro che baciarlo e raccontargli, come soleva fare cogl’altri, favole e racconti Umoristici di ogni genere.
Tutta la famiglia compreso anche il babbo, due zii, la nonna, ed io maggiore di 23 anni, ne siamo molto contenti e nello stesso tempo commossi, nel pensare al vostro dolore, per tale distacco e per tutto il periodo che rimarranno lontani.
Ma state pur tranquilli, che al ritorno, troverete i vostri piccoli, sani robusti, come la maggior parte di noi “Romagnoli”
Sono stati iscritti e frequentano regolarmente la nostra scuola elementare ogni tanto assistano a qualche cinema gratuito, ove gli si distribuiscono dolci, caramelle e balocchi.
Presto vi manderò, essendo io stesso (un dilettante di pittura e fotografia), un’immagine di tutti e due, cosi potrete costatare voi stessi che il cambiamento di questi, non è soltanto lusinga, ma pura realtà.
Assieme agl’auguri e ai saluti di tutta la famiglia, unisco pure quelli di Giuseppe, il quale è qui presente e sorride
Foschini Alfredo

Una settimana più tardi arrivò a casa Foschini la lettera di risposta di Domenico Visocchi, il papà di Giuseppe e Teresina:

Monte San Giovanni Campano, 15 marzo 1946

Ill.mo Sig. Alfredo e famiglia
Con sommo piacere io e famiglia abbiamo ricevuto la vostra cara lettera, la quale gloriamo nel sentire l’ottimo stato di salute di mio figlio Giuseppe e Tommasina, noi tutti siamo contenti che mio figlio Giuseppe sia capitato in una famiglia come la vostra e ci auguriamo che nel tempo della sua permanenza fra voi lo terrete e trattate come un vero vostro figlio.
Di quando mi dite sulla vostra Ill.mo Sig. Alfredo e tutta chiara e santa verità, e che i compagni di Monte S. Giovanni Campano sono lieti, felici, e contenti, tanto più che il Presidente del P.C.I. a voluto far pubblicare sul Popolano la vostra lettera, affinché la provincia ciociara sappia quali compagni anno nella bella Romagna.
A riguardo Sig. Alfredo della foto che volete inviarmi di Giuseppe e Tommasina io e famiglia ne abbiamo moltissimo piacere, e l’aspettiamo con l’animo aperto, essendo che da quando partiti ci sia un lutto in casa, essendo loro i sollievi della casa. La mamma tutt’ora piange ma io le o rassicurata dicendole che i compagni Romagnoli sono di cuore, gentili, e reali.
Ci rallegriamo tanto nel sentire che la Tommasina e vicino di casa da Giuseppe, e che passa spesso le ore tra voi, Bella Tommasina, era un duetto tra lei e il piccolo caro Giuseppe.
Prego tanto Sig. Alfredo di far esercitare la scuola più che sia possibile al mio caro figlio Giuseppe, essendo qui un po svogliato.
Aspetto con ansia una vostra onde sapere ancora notizie.
Noi tutti di famiglia ringraziamo col cuore commosso voi con tutta l’intera vostra famiglia per tutto quello che avete fatto pel mio piccolo figlio Giuseppe.
Cordiali saluti famiglia Visocchi Domenico.

Il mio indirizzo Profugo Visocchi Domenico Monte di S. Giovanni Campano (Frosinone)

Daniele dice di non riuscire a ricordare molto di più, ma una cosa soprattutto gli è rimasta impressa: la partenza dei bambini, in occasione della quale erano giunti a Voltana alcuni genitori dei bambini, tra i quali anche la mamma di Giuseppe e Tommasina.
Dopo la partenza, però, i contatti si interruppero e di quei bambini rimase solo il ricordo.
Anni dopo, verso il 1956, il fratello di Daniele, Giancarlo, sposò una ragazza di Albano Laziale. Lavorava come rappresentante di prodotti per barbieri e gli era stata assegnata proprio la zona dove abitavano le famiglie di Giuseppe e Tommasina, vicino Cassino.
Giancarlo si mise così alla ricerca della famiglia Visocchi, purtroppo scoprendo che erano emigrati in Svizzera.

Di quei trenta bambini laziali arrivati in una notte di marzo del 1946 a Lugo di Romagna rimane una meravigliosa fotografia che il colore, aggiunto oggi, ci riporta più vicino nel tempo e nel sentimento di umanità che la pervade.

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