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a cura di Giovanni Rinaldi

Nelle sue Note di Regia al film documentario Pasta nera Alessandro Piva scrive: “Ci sono voluti degli anni per raccogliere tutte le interviste, tasselli di un racconto condiviso che fosse il più esaustivo possibile. Ogni bambino, ogni testimone aggiungeva qualcosa. Esaurito lo slancio del primo, importante sostegno del Progetto Casa Di Vittorio, abbiamo spesso dovuto aspettare il momento giusto per coprire le spese delle trasferte. Quando eravamo in grado di organizzare un viaggio riconoscevamo, al Sud come al Nord, quello stesso identico valore dell’ospitalità che stavamo documentando: tutti ci hanno aperto le loro case, preparato i cappelletti, messo in tavola gli affettati e la torta fritta”.
Nel 2008, mentre già scrivevo il mio reportage narrativo I treni della felicità, Alessandro Piva affida a una giovanissima sua collaboratrice di produzione, Vania Cauzillo, l’incarico di sondare archivi cinematografici e fotografici, istituti storici e sedi dell’Udi alla ricerca di altri materiali utili per il montaggio finale. Dopo i testimoni e le interviste, quello che serviva ora erano immagini, fotografie, video dell’epoca, da aggiungere a quelle degli album di famiglia che i testimoni avevano sfogliato per noi.

Nel settembre 2009 esce il mio I treni della felicità (Ediesse) e, in parallelo con presentazioni e incontri in giro per l’Italia, non si ferma il lavoro di documentazione e ricerca per il documentario di Alessandro Piva che, in anteprima, nelle sue varie versioni non definitive, già proiettavamo qua e là. E fu proprio l’uscita del libro con la conseguente “riscoperta pubblica” della storia (da quel momento denominata treni della felicità), a ridare slancio al lavoro per il completamento del film. Erano trascorsi quattro anni dal viaggio in Romagna alla ricerca dei bambini dei treni. Ora, dopo tanti alti e bassi, entusiasmi e momenti di sconforto, Alessandro Piva era deciso a terminare il lavoro.
Per ricordare quei momenti di frenetica ricerca, piena di curiosità e fatica, ho chiesto a Vania Cauzillo di raccontarmi quel suo viaggio di ricerca, che portò allo scandaglio di numerosi archivi storici e all’incontro con persone magnifiche, fondamentali per il nostro lavoro di ricerca complessivo, storico e cinematografico.
Vania nei suoi hard disk ritrova i materiali dei suoi viaggi, le mail con cui informava la produzione, i suoi appunti, le fotografie scansionate. Mi invia brani di un possibile diario di bordo, che integro con le sue mail, i suoi messaggi e le fotografie raccolte in quel viaggio.         

Il “diario di bordo” di Vania Cauzillo      

Ero una ventenne, curiosa e appassionata e mi sono innamorata di questa storia, quella dei bambini che partirono da Sud – da dove venivo io – e furono ospitati al Nord. Ero stata una sedicenne che aveva ricevuto in dono un fratello, arrivato in affido, poi mai più andato via. Oggi sono più vicina ai quaranta e il lavoro di ricerca che ho avuto l’onore di fare per Pasta Nera, è uno di quelli che mi ha reso anche la donna che sono oggi.

Il lavoro di produzione del documentario, quando sono arrivata a Roma per lavorare per Alessandro Piva e la sua Seminal Film, nel 2008, era stato accantonato per un po’. Anni prima, dal 2002 al 2005, erano state girate interviste fondamentali, le avevo ascoltate, spulciate e ne ero rimasta affascinata. Avevo fotocopiato l’intero libro, che Giovanni e Alessandro ritenevano fondamentale, Cari bambini vi aspettiamo con gioia… (a cura di A. Minella-N. Spano-F. Terranova, Teti Editore, Milano 1980).
Mi piaceva tantissimo quella storia, avevo più volte chiesto ad Alessandro che mi desse il via per poterci lavorare, per andare a fondo. Ricordo benissimo il giorno in cui mi disse: “Va bene, vai in Emilia”.      
“E poi anche Napoli”, aggiunsi io.             
“Va bene.”           
Cominciai da Napoli, andando all’Udi (Unione Donne in Italia) e grazie a loro riuscii a entrare in contatto con due storici archivi fotografici: l’Archivio Fotografico Parisio e l’Archivio Fotografico Riccardo Carbone. C’erano pacchi di negativi con scritto “il Mattino”. Con il mio fedele libro ricostruimmo, con l’aiuto di alcuni ricercatori, la data della partenza del primo treno, e scoprimmo le foto.         
Immagini fortissime di bellezza, miseria e speranza insieme:
W l’Emilia Rossa (scritto con un graffio di gesso sul treno) e poi un cartello incollato sul vagone TRENO RISERVATO AL TRASFERIMENTO DEI BAMBINI DI NAPOLI.

Fonte: Archivio Fotografico Riccardo Carbone, Napoli – 1947

Da quel momento in poi presi a telefonare a ogni sezione dell’Udi in Emilia Romagna, contattai tutti gli archivi storici, ricostruendo la mappa dei luoghi grazie al “mio” libro fotocopiato, consumato dalle sottolineature e consultazioni. Dovunque poteva esserci traccia della nostra storia, io ci sono stata. Armata di scanner (scelto accuratamente per poter essere trasportato comodamente in una borsa) partii da Roma per raggiungere Ferrara, poi Reggio Emilia, Bologna, Mantova e Modena. Era il novembre del 2009 ed era appena uscito il libro di Giovanni I treni della felicità.

Vania Cauzillo ad ogni tappa informa Alessandro Piva via mail e poi mi tiene informato dei materiali ritrovati che si aggiungevano ai miei.

Prima tappa, mail.           
FERRARA: giorno 1.     
Tante foto, documenti (uno di questi riporta le spese relative al pane e mortadella per il viaggio dei bambini), lettere dei genitori, ho intervistato due donne – di cui una partigiana – che luce che hanno negli occhi!              
Vado a mangiare i tortellini a casa di una di loro. Mi sa che appena torno a Roma mi iscrivo all’Udi.

A Ferrara Vania, spulciando tra le carte dell’archivio storico Udi, consulta la loro intera collezione della rivista “Noi donne”, sperando di trovare – nei numeri dei primi anni di dopoguerra – qualche articolo sulla nostra storia. Rimase colpita da una copertina in particolare: Era una bimba che mangiava degli spaghetti, che guardava in macchina quasi a dire: perché mi disturbate? Pensai fosse bellissima e ne feci la scansione.

Questa immagine diventerà la locandina di Pasta Nera.  

Seconda tappa, mail.      
BOLOGNA: giorno 2.    
Saluti dalla dotta!          
Katia Graziosi e Antonia Marzocchi mi hanno accolta benissimo, mi hanno affidato e aperto una scatola piena di foto meravigliose. Parlato con Olga Prati – ha un racconto bellissimo del suo viaggio a Napoli, quando portò i bambini a casa. Parlato anche con Amedea Zanarini, una delle responsabili di quel famoso 1947. Domani vado a Modena.

Chiedo a Vania di raccontarmi di più degli incontri bolognesi che l’hanno particolarmente colpita:

A Bologna, rimasi affascinata dal racconto di Olga Prati, dirigente Udi al tempo dei bimbi di Napoli, che mi aprì una prospettiva nuova: quella delle ventenni. Sì, lei aveva su per giù la mia età, quando si prese la responsabilità di organizzare il viaggio di ritorno dei bambini verso le loro famiglie, a Napoli. Erano 150 bambini. Studiava matematica a Firenze, ma aveva dovuto interrompere l’università durante la guerra e quindi si era data da fare. Anche per lei, proprio come per i bambini, quel viaggio a Napoli fu il primo della sua vita. E se lo ricordava benissimo. Il mare, il sud, una città come Napoli devastata dalla guerra, ma così bella e unica. Non avevano soldi, lei e le sue compagne, ma mangiarono per giorni pane e mortadella – quello era che avevano in abbondanza per i bambini sul treno -, pur di vedere Napoli per un giorno.              
A Bologna trovai anche le foto dell’arrivo di uno dei primi treni partiti da Napoli. Riuscimmo a confermarlo perché i bimbi avevano indosso cappellino e cappotto, uguali a quelli delle foto scattate alla partenza da Napoli.             
I ferrovieri napoletani, infatti, per i primi viaggi, erano riusciti a comprarli per i bimbi. Così mostrai a Olga le foto che avevo recuperato a Napoli. Ricostruimmo insieme i ricordi attraverso gli archivi fotografici. Fu un pomeriggio meraviglioso.

Terza tappa, mail.            
REGGIO EMILIA, giorno 3.          
Eccomi. Qui a Reggio Emilia, Lella Vinsani, la responsabile bibliotecaria ha preso a cuore la nostra ricerca, abbiamo trovato assieme una foto di una manifestazione con uno slogan:

SIAMO I BIMBI DEL MEZZOGIORNO, LA SOLIDARIETÀ E L’AMORE DEGLI EMILIANI DIMOSTRA CHE “NON ESISTE NORD E SUD, ESISTE L’ITALIA.

Quarta tappa, mail.         
MODENA, giorno 5.        
A Mantova, ieri, non ho trovato molto, invece qui a Modena ho fatto un incontro unico: Aude Pacchioni. Dobbiamo assolutamente intervistarla, deve essere una delle protagoniste del documentario.

Aude Pacchioni fino a 96 anni è stata a capo dell’ANPI di Modena. La sua intervista per Pasta nera fu tra quelle più preziose. Per Vania fu l’incontro più importante:

Aude Pacchioni in un frame di “Pasta nera” di A. Piva

Aude Pacchioni mi restituì una visione complessiva dell’iniziativa lucidissima e unica, e mi raccontò perché – secondo lei – quello che era successo aveva avuto una portata storica, politica, sociale unica nella storia d’Italia.
Mi disse anche una frase – che poi le facemmo ripetere quando la intervistammo con Andrea Nobile, per il documentario: “Quando due mondi si incontrano, inevitabilmente crescono”. È la base dell’innovazione. Che sia sociale, culturale o imprenditoriale, è tutto lì. L’incontro, il parlarsi tra chi non si parla. Come il Nord e il Sud, come le donne e gli uomini         
Quella ricerca mi fece capire che aspiravo a una vita simile a quella delle donne che avevo incontrato. Che a quell’età (erano quasi tutte over80) erano ancora attiviste e impegnate, con una energia superiore alla mia dei vent’anni. La mia generazione non ha conosciuto la miseria e la guerra, ma abbiamo moltissime battaglie da combattere.
Lo spirito del fare, la voglia di creare spazi di dialogo, incontro e condivisione lo devo di sicuro alla fortuna di aver aperto quegli archivi e quelle storie.          
Mi piace immaginarmi così, ad ottant’anni, con gli occhi che brillano e i capelli bianchi, pronta a raccontare a giovani donne, qualche battaglia che avrò combattuto.

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Il libro con le storie dei bambini dei “treni della felicità:
Giovanni Rinaldi, C’ero anch’io su quel treno. La vera storia dei bambini che unirono l’Italia, Solferino, 2021