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I ragazzi di Villa Perla

1° Giugno [1954], Giornata Internazionale dell’Infanzia: vi presentiamo i ragazzi ospiti di Villa Perla, a Genova. Sono i bimbi più cari al cuore delle donne italiane, simboli vivi delle glorie della lotta di Liberazione, in cui i loro genitori lasciarono la vita per il bene di noi tutti.

Articolo di MARIA ANTONIETTA MACCIOCCHI

(da “Noi donne” del 30 maggio 1954)

Se vi capita, questa estate, di percorrere la strada che va da Genova a Portofino, la strada che stringe a terra come una cintura la grande superficie del celebrato mare della costiera, fermatevi a Villa Perla. Dico fino a questa estate perché a settembre i bimbi che vi sono dovranno andar via. In alto c’è una grande costruzione, l’albergo Eden, già molto famoso, ma non è qui Villa Perla: Villa Perla si apre, quasi sulla strada, dietro un grande cancello di ferro, una palazzina dalla facciata rigonfia, quasi circolare, ornata da un peristilio, dove una volta i ricchi signori che frequentavano l’albergo si recavano a giocare d’azzardo.
Qui, nel ’46, andarono ad abitare un gruppo di bimbi piccolissimi, lasciati orfani dai genitori caduti nella lotta di Liberazione, figli di deportati, di martiri partigiani: alcuni erano così piccoli che vi furono portati in braccio, e l’alto cancello che era stato varcato dalle grandi macchine di lusso dei milionari, si aprì davanti al carretto della frutta, del latte, della verdura, si aprì all’uscita e all’entrata della schiera di bimbi che nello chalet del gioco d’azzardo avevano trovato una casa: la chiamarono così Villa Perla.

L’unità dei Comitati di Liberazione Nazionale si trasformò in unità nella volontà di assistere i bimbi: a Villa Perla arrivarono i lettini, i banchi di scuola, i tavoli, la biancheria, i grembiuli. Partecipavano le autorità con i sussidi prescritti a mantenere i bimbi di Villa Perla, partecipavano i cittadini di Genova, della Liguria, d’Italia. Lo stesso grande industriale Gaslini, in quei tempi in cui i capitalisti facevano le fusa, come i gatti, attorno al movimento democratico sorto dalla guerra di Liberazione, concesse che la dependance dell’albergo Eden di sua proprietà fosse occupata dai bambini. Tuttavia «dimenticò» di firmare una carta che estendesse nel tempo questa concessione: a questa «dimenticanza» si deve il fatto che, mutati i tempi, l’industriale ha preso a reclamare il possesso della sua ex casa da gioco e, dopo molte proroghe, ha ottenuto che le autorità giudiziarie firmassero una sentenza di sfratto, che dovrà aver luogo in settembre. In questi anni, mentre tutto il popolo italiano combatteva la sua battaglia per il rispetto dei diritti conquistati nella lotta di Liberazione nazionale, anche i bimbi di Villa Perla, quella piccola schiera di bimbi dagli occhi ancora aperti con innocenza sul mondo, hanno combattuto la loro. I sussidi governativi sono stati ridotti, si sono trovate mille scuse e sottigliezze per stabilire che quei bimbi non rientravano nella categoria degli «assistibili», finché si è giunti, da parte del Governo, a sovvenzionare solo due dei sessanta bambini che Villa Perla ha in questi anni sistematicamente ospitato. Ora, se è dura la lotta degli operai di una fabbrica per non farsi affamare, immaginate che cosa è stata quella di questo gruppo di bimbi, che tanto poco sapevano ancora della vita, per non farsi tagliare fuori dalla vita. Il muro contro cui si è spezzato il piano di distruzione di Villa Perla messo in opera dal Governo, è stato quello dei sorrisi, dei canti, dell’amore dei bambini di Villa Perla per tutti gli uomini. Chi andava a trovarli li trovava così fermi, così incrollabili in questa loro volontà di vita, così pronti a mostrare il meglio di se stessi nei compiti, nei giochi, nella solidarietà fra compagni, così fiorenti nella salute e nella forza morale che, amico o nemico, se era un uomo onesto, non poteva non desiderare di aiutarli. Così commercianti, bottegai, professionisti, hanno in questi anni mandato a Villa Perla quello che potevano. Ma i grandi amici sono stati l’Unione Donne Italiane, il Comune di Genova quando fu retto dal sindaco Adamoli, sono stati i lavoratori del Porto di Genova:
– Quando sentivamo le sirene dei piroscafi, ha scritto un bambino di Villa Perla, pensavamo a loro che lavoravano per noi…

I bimbi crescevano belli, bravi, lindi, ordinati. Chi li vedeva, in estate, andare sulla spiaggia a fare i bagni credeva che si trattasse di bimbi di un collegio di lusso: infatti un giorno un industriale, il padrone di una fabbrica tessile che aveva villeggiato in costiera, sotto questa impressione scrisse: «Onorevole UDI, vorrei sapere qual è la vostra retta per far trascorrere al mio bambino l’inverno nel vostro Collegio…».
Io ho visto Villa Perla in un giorno di settembre dello scorso anno, quando le tinte della Costa azzurra si fanno di più intenso e caldo splendore, con Renata Agostini, l’animatrice di questa grande istituzione, che mi guidava avanti e indietro, fra i dormitori, il refettorio, le aule scolastiche, la palestra, circondate dai bambini.
Anche se da quel giorno è passato tanto tempo, i bambini di Villa Perla mi sono restati nel cuore, e io li rivedo come allora.
Permettete che ve li presenti.
Ecco Verrecchia, allora un bimbo di Monteccasino, ora un ragazzo robusto di 14 anni. È quegli sulla cui bocca l’espressione «Villa Perla è casa nostra», suona con il più tenero accento.
Ricordo gli occhi azzurri, bellissimi, e le ciglia nere folte di Rodolfo Pastore; ed ecco Mario Borgnino con i riccioli biondi, il viso dolce, la figura elegante: non ha padre, la madre partigiana è morta tubercolosa, la nonna vive lavando le scale dei grandi palazzi di Genova. Borgnino ha una grande, accesa fantasia: racconta ai compagni il suo giro del mondo: arriva in elicottero, attraversa i mari nel profondo con sommergibili, fa esplorazioni strabilianti: ma quando parte, parte sempre da Rivarolo, il suo paese che conobbe bambino.
C’è Massimo Morandi ora, senza padre, con la madre tubercolosa che non si occupa di lui, un bambino assetato di affetto: se al cancello si ferma qualcuno dirà ai compagni che è venuto a trovarlo, e inventa zii, nonni, cugini che, per i più strani impedimenti del mondo, non possono ricongiungersi a lui.
E poi altri, altri. I due fratelli Mazzola, di 10 anni, che hanno il padre, partigiano, disoccupato e la madre risposata che ha avuto altri figli; Luigi De Giovanni, orfano di guerra con la madre ammalata; Nicola Odopenko, figlio di una slava che nel campo di concentramento conobbe un italiano già sposato e padre di figli, da cui Nicola nacque: ora è come se non avesse né padre, né madre.

I bambini di Villa Perla cantano: le loro voci sono acute, tenere, entrano nel cuore, fanno impallidire dalla commozione. Quando hanno cantato quella volta: «Fischia il vento, soffia la bufera…», con Giorgio Benedettini, orfano della guerra di Liberazione, che faceva «l’a solo», a me è capitato di piangere, per quanto con tutte le forze volessi proibirmi, così grande davanti a bimbi così piccoli, di dare segni di debolezza.
Ma con quel canto tornava tutta l’epoca eroica, tornava su quei bimbi ad aleggiare il volto sbiadito dei padri e delle madri che essi non conobbero quasi, tornava la visione di quel nostro esercito formato sui monti, di quelle brigate partigiane che non avevano pane, e anche tutte le lotte di questi anni perché il sacrificio loro fosse rispettato.
Quel «pensate a noi: i nostri padri hanno pensato a voi!», che i bimbi di Villa Perla avevano scritto sulla scheda di sottoscrizione, acquistava un valore morale altissimo.

Ora bisogna aiutare i bambini di Villa Perla: a Genova, in Liguria la sottoscrizione a Noi Donne, sarà unita a quella per Villa Perla; bisogna unire ancora una volta tutti attorno ai bambini di Villa Perla, al tempo stesso in cui chiamiamo le donne all’unione attorno al nostro giornale, per l’emancipazione della donna, nella lotta contro le armi termo-nucleari.
I bimbi di Villa Perla hanno scritto essi stessi, a mano, su un loro quaderno, quel che dobbiamo fare e pare di sentire le loro voci ripeterci le frasi infantili.
Dice Borgnino: «C’è un terreno a Prà sul mare… è nostro».
E l’altro: «Dicono che se i nostri amici ci aiuteranno a costruire la casa ce la faremo…». E Maltese: «Se non avete mattoni da darci, regalateci dei soldi e noi con quelli compreremo mattoni e gli abbaini e i vetri per le finestre…».
E Massimo Morandi: «Perché se ci aiutate la casa sarà veramente nostra questa volta e nessuno ci manderà più via e nessuno sentirà più parlare di quella brutta parola: sfratto!».
I bimbi ci hanno mandato un disegno: eccoci nella casa nuova, è intitolato. E da tutte le finestre si affacciano grosse teste di bimbi e attorno alla casa si fa il girotondo e si vede perfino il mare con il sole che ride contento. Sotto il disegno i bimbi hanno scritto: «Se ci aiutate, questo disegno diventerà vero: Grazie!».

Maria Antonietta Macciocchi

(Fonte “Noi donne”, IX, n. 22, 30 maggio 1954 – Archivio storico online)

Nota (ndr)
Successivamente, anche con la partecipazione del Comune di Genova, Villa Perla ha accolto orfani, minori e bambini con difficoltà d’inserimento nella vita sociale.
La struttura, coerente con gli ideali che l’hanno ispirata, si è mobilitata in modo del tutto particolare, in concomitanza con luttuosi avvenimenti nazionali quali l’alluvione del Polesine, il terremoto del Belice, il terremoto del Friuli.
Nel 1978 Villa Perla si trasforma in Cooperativa Sociale Villa Perla Onlus.
La Cooperativa Sociale Villa Perla gestisce ed effettua servizi sociali, educativi, sanitari, assistenziali, riabilitativi e terapeutici (residenziali, diurni, domiciliari) rivolti a minori adulti, disabili ed anziani, accentuando la vocazione socio-educativa e sviluppando servizi in parte convenzionati con il Comune di Genova.
(fonte: villaperlaonlus.it)

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Leggi anche in questo blog gli altri reportages da “Noi donne” sull’accoglienza familiare dei bambini:
Migliaia di bimbi del nord sono accolti in Emilia (1945, dicembre)
I “bracciantini” (1949, Firenze accoglie i figli dei braccianti emiliani)
1949. 800 bambini campani attraversano l’Italia sul “treno della felicità”
Cinque donne sul Delta… così vi parlano (1951, “in difesa dei bimbi del Delta”)
I bimbi del Polesine (1951, 15.000 famiglie offrono ospitalità ai piccoli alluvionati)
Le donne di San Severo (1952, il reportage di Fausta Terni Cialente)
Le donne di San Severo (1952, il reportage di Maria Antonietta Macciocchi)