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Nel novembre del 1951 una catastrofica alluvione colpisce gran parte del territorio della provincia di Rovigo e parte di quello della provincia di Venezia (Cavarzerano). Si conteranno 100 vittime e 180.000 senzatetto.
L’Unione Donne Italiane, già presente sul territorio del Delta padano, dove aveva già operato l’anno precedente – leggi qui nel blog Cinque donne sul Delta… così vi parlano (1951, “in difesa dei bimbi del Delta”) -, guida una grande e immediata operazione collettiva (collaborando anche con le altre organizzazioni femminili di parte cattolica e democristiana) di aiuto, sostegno e assistenza specifica ai bambini. Numerossimi partiranno per diverse regioni italiane ospiti delle 15.000 famiglie che si offrirono di ospitarli per l’inverno.
A differenza degli anni precedenti (dal 1945 al 1949) in cui grandi convogli ferroviari (i cosiddetti “treni della felicità”) trasportarono migliaia di bambini dal Lazio e dalla Campania verso le regioni del centro nord, in sostanziale concertazione di enti, istituzioni, associazioni benefiche che fecero corona intorno ai principali promotori – il Partito Comunista e l’Unione Donne Italiane -, nel 1951 le operazioni guidate dall’UDI e appoggiate dal Pci sono sfacciatamente ostacolate e sabotate dal governo democristiano che tenta di impedire anche la collaborazione delle strutture associative femminili che fanno riferimento alla sua area politica. I viaggi dei bambini verso le famiglie accoglienti che si offrono di ospitarli per l’inverno, saranno quindi organizzati in piccoli e numerosi gruppi, su pullman noleggiati dalle Camere del Lavoro emiliane.
Ma, come si legge su “Noi donne”, a livello di base le donne continuano a collaborare e operare insieme, comuniste, socialiste, democristiane, cattoliche, con un obiettivo comune: la salvezza dei bambini.

Su “Noi donne” del dicembre 1951 due pagine lo raccontano:

A Rovigo da tutta Italia

A Rovigo venerdì 21 novembre, si è riunito il Comitato Direttivo Nazionale dell’UDI, presieduto dall’On. Maria Maddalena Rossi, Presidente dell’Unione Donne Italiane, allo scopo di coordinare l’azione di solidarietà dell’UDI a favore dei bimbi del Polesine; per documentare la gravità della situazione; per rispondere all’opera di sabotaggio e di provocazione compiuta da parte governativa nei confronti delle organizzazioni democratiche. La riunione è stata conclusa dall’importante risoluzione che pubblichiamo.

Il Comitato Direttivo Nazionale dell’UDI, riunito il 23-11-1951 a Rovigo, oggi simbolo di tutte le Province colpite dall’immane catastrofe dell’alluvione, saluta commosso le famiglie del Veneto, dell’Emilia, della Calabria, della Sardegna, della Lombardia e del Piemonte che sono state vittime, nelle persone e nei beni, delle furie delle acque; esso rivolge un caloroso ringraziamento a tutte le donne e a tutte le organizzazioni femminili italiane che, senza distinzione di parte, hanno offerto, con mirabile slancio e tempestività, la loro solidarietà morale e materiale alle decine di migliaia di famiglie, in questi giorni così duramente provate.
Il Comitato Direttivo è orgoglioso di constatare che le delegate di caseggiato e di fabbrica, i gruppi, i Circoli, i Comitati Provinciali dell’Unione Donne Italiane si sono distinti dovunque in questa nobile gara di solidarietà umana, anteponendo, ad ogni altro lavoro di organizzazione, l’opera di soccorso agli alluvionati.
Un particolare ringraziamento rivolge agli enti, alle organizzazioni, a tutti coloro che hanno già accolto con slancio affettuoso i bambini polesani e alle 15.000 famiglie di ogni parte d’Italia che hanno chiesto di ospitare i piccoli e le loro mamme.
L’opera di soccorso agli alluvionati è ben lontana dall’essere compiuta, migliaia di famiglie sono tutt’ora in pericolo nelle zone allagate, decine di migliaia, abbandonati i propri averi e il proprio focolare, sono ammassate nei centri di smistamento ed avviate verso una sistemazione dolorosamente precaria.
L’Unione Donne Italiane condanna la faziosità degli organismi governativi che tendono a sciogliere, senza alcuna giustificazione, i Comitati unitari di solidarietà e di assistenza, per spezzare l’unità che si è creata nel popolo in questo tragico momento, invita tutte le sue organizzazioni, tutte le sue aderenti, soprattutto di quelle province che ospitano i sinistrati, a intensificare le già numerose iniziative da esse prese, e sottolinea la necessità di collaborare con tutti e di chiedere a tutti la collaborazione, al disopra di ogni divergenza di classe, di fede politica e religiosa.
La grandiosa azione di solidarietà già iniziata dimostra quanto sia grande il cuore del popolo italiano.
Ma tutto ciò non può essere sufficiente né a sanare queste grandi ferite, né a prevenire quelle che l’avvenire potrebbe ancora riservarci. È necessario che tutto il popolo italiano, ed in particolare le donne, siano concrete nell’esigere, da coloro che hanno nelle mani la direzione del Paese, misure concrete.
Sono necessari stanziamenti ben più rilevanti di quelli finora annunciati, per risarcire le popolazioni colpite, per dare agli sfollati dignitosi sussidi, per fornirli di viveri, di abbigliamenti, di medicinali e di cure.
L’Unione Donne Italiane ha in particolare chiesto che all’O.N.M.I. (Opera Nazionale Maternità e Infanzia, ndr) sia assegnato uno stanziamento straordinario di 10 miliardi di lire per le proprie istituzioni nelle zone alluvionate; tale richiesta non può che incontrare l’approvazione di tutte le madri degne di questo nome, perciò il Comitato direttivo si rivolge ad esse perché vogliano esprimere apertamente al governo con telegrammi, ordini del giorno ecc., il loro appoggio operante.
Le popolazioni del Polesine hanno il diritto di tornare a vivere là dove sono nate, sulla terra risanata e resa sicura dai lavori di bonifica e di ricostruzione delle case, dei poderi, degli argini.
La pace è la prima condizione perché tutto ciò possa divenire realtà, gli stanziamenti militari devono cedere il passo a quelli che assicureranno la rinascita del Polesine e la sua prosperità e che bandiranno la miseria che oggi affligge milioni di famiglie da un capo all’altro della nostra Patria.
La dolorosa sciagura, che ha accomunato in un generoso slancio di solidarietà tutte le donne e tutti i cittadini, sia motivo di unione del popolo italiano anche nella lotta per ottenere una politica di pace che permetta il risanamento e la ricostruzione delle zone colpite.
L’amore alla vita di tutte le donne italiane faccia trionfare la Pace nel nostro paese.

Piange di gioia una piccola di Cavarzere, giunta a Roma insieme ad altri 129 bimbi del suo paese. Hanno avuto un viaggio movimentato, questi bambini: a Venezia, sono stati rapiti con un atto di forza dal prefetto della città, e trasportati in un centro della Pontificia Commissione di Assistenza. Solo le vive proteste e le insistenze delle dirigenti dell’Unione Donne Italiane e l’intervento della indignata opinione pubblica sono riusciti a liberarli. A Roma troveranno un’altra casa, una nuova famiglia che li accoglierà con tanto amore fino al tempo in cui potranno riunirsi ai loro genitori.

Ricostruire il Polesine con i miliardi del riarmo

Questi contadini polesani, come molti altri, non hanno voluto abbandonare la loro casa, la loro terra, neppure sotto l’incubo della alluvione che ha devastato tutto intorno a loro.
Ma ci sono decine di migliaia di lavoratori le cui case, i cui campi sono stati travolti dalle acque, e che hanno dovuto forzatamente lasciare le loro sedi. Sono intere famiglie, che la rotta del Po ha costrette ad allontanarsi dal Polesine, e che oggi hanno un solo desiderio: ritornare.
Bisogna che questo ritorno venga consentito, affrettato. Bisogna che i polesani possano ritornare alle loro terre, che le madri possano riunirsi ai figli, che vengano ricostruite le case che la furia del Po ha distrutto, perché le famiglie possano ancora raccogliersi. Bisogna dare ai polesani la possibilità di ricostruire le loro case, di ricostruire il Polesine. I complessi problemi del risanamento delle zone colpite dal flagello delle acque debbono essere affrontati immediatamente dal Governo. Bisogna trovare i fondi necessari. Quei 250 miliardi che tanto facilmente si sono trovati per il riarmo, il popolo italiano chiede che siano destinati al risanamento delle zone colpite dal flagello delle acque.
I polesani vogliono tornare in Polesine, e il Polesine ha bisogno dei polesani per ritornare fertile terra.
Affrontare il problema del Po, che va dalla bonifica delle zone allagate alle opere che potranno evitare nuove sciagure, sarà il modo migliore di aiutare gli alluvionati, di ridare lavoro agli uomini, serenità alle madri, sorriso ai bimbi del tormentato Polesine.
Subito, dopo la sciagura del Polesine, si sono aperte agli alluvionati le grandi braccia della solidarietà popolare. Nei Comitati di emergenza, accanto a quella delle altre organizzazioni democratiche, l’attività dell’Unione Donne Italiane è stata infaticabile, coraggiosa, fraternamente sollecita. Centri di smistamento, mense, raccolte di indumenti e di denaro sono stati organizzati da tutti i comitati provinciali. Sono giunte all’U.D.I. 15.000 offerte di ospitalità per i bambini alluvionati; 15.000 offerte, ma quante verranno soddisfatte? Il governo tenta, ricorrendo ai mezzi più indegni, di spezzare la solidarietà del popolo. «Non vi è alcun bisogno di ospitare bimbi – hanno detto – il governo ha requisito gli alberghi, ha approntato i dormitori, ha provveduto a tutto». Oggi una notizia sui giornali ci rivela come il governo ha provveduto: si parla di trasportare nella Germania occidentale, attraverso un ponte aereo, centinaia di bambini italiani delle zone alluvionate. Su questo indegno provvedimento, che offende il sentimento nazionale e suona sanguinoso insulto alle decine di migliaia di famiglie italiane che si sono generosamente offerte di ospitare i bimbi, hanno presentato immediatamente interrogazione al Ministro degli Interni la Presidente dell’U.D.I., on. Maria Maddalena Rossi e l’on. Giuliana Nenni.

Il sole, dopo tanta pioggia. Un po’ di pace dopo la sciagura che ha sconvolto la loro vita. Cadore Antonia abitava con la famiglia a S. Martino di Venezia. Il 19 novembre raccolse poche masserizie e fuggì, con i figli e con i vecchi, incalzata dalle acque. Attraverso Ostiglia sono arrivati in Emilia col pullman della C.d.L di Bologna. Il Comitato Comunale pro alluvionati di Corticella (Bologna) ha dato loro un’abitazione. Ecco Antonia Cadore, con i figli e i suoi suoceri, fotografata dinnanzi alla casa. Il marito, compartecipante, è rimasto sul posto.

(Fonte: “Noi donne”, a. VII, n. 48, 9 dicembre 1951 – Archivio Storico on line)

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Superato l’inverno, nel marzo 1952 cominciano a rientrare dai loro cari i bambini ospitati dalle famiglie romane e dai comitati di caseggiato. Se ne parla in un box su “Noi donne” dell’aprile 1952:

Tornano a casa i bambini del Polesine

Qualche giorno prima della grande festa che si è tenuta domenica 30 marzo al Teatro Splendore, a Roma, per salutare i piccoli alluvionati del Polesine che partirono per tornare alle loro case, ci siamo recati in una casa del quartiere Italia, dove sapevamo che alcuni piccoli ospiti erano assistiti da un comitato di caseggiato. Abbiamo rivolto alcune domande ad una delle componenti di questo comitato, la signora Macchia.
Alla manifestazione ai bimbi del Polesine, l’on. Nilde Iotti ha porto ai piccoli ospiti i doni ed il saluto delle mamme romane.

Cosa ha fatto il vostro comitato?
Oltre all’aver provveduto alla raccolta di mezzi e di vestiario, si è assicurata ai bambini l’assistenza medica gratuita, l’esistenza del nostro comitato ha permesso di mettere a disposizione dei bimbi molti più mezzi di quanto avrebbe potuto disporre una famiglia di lavoratori. Si è potuto fare a ogni bambino un piccolo corredo e in più inviare alle famiglie dei piccoli ospiti pacchi di indumenti. Dietro invito del comitato una maestra in pensione ha prestato la sua opera preziosa per assistere i bambini che, a causa del cambiamento di regione (e di dialetto) ebbero nei primi tempi difficoltà nello studio.

Come vi è venuta in mente l’idea di formare questo comitato?
Quando fu lanciato l’appello che invitava la popolazione romana ad ospitare per l’inverno i bambini dei paesi colpiti dall’alluvione, vi furono molte donne che pur avendo un gran desiderio di partecipare a questa opera di solidarietà, non avevano, alcune, i mezzi materiali per farlo, e altre per ragioni di lavoro non disponevano del tempo necessario alla cura di un bambino. Questo fatto ci ha indotto a cercare una forma di assistenza collettiva che potesse permettere al più gran numero possibile di persone di partecipare a quest’opera di solidarietà.

Quanti bambini avete assistito?
Nella nostra casa vi erano sei bambini alluvionati, di cui tre a carico delle famiglie che li ospitavano, e tre a completo carico di un gruppo di persone che contribuirono con denaro e indumenti ai bisogni dei piccoli ospiti.

(Fonte: “Noi donne”, a. VII, n. 15, 13 aprile 1952 – Archivio Storico on line)

Una ricerca in corso.

Sulla pagina Facebook del Comune di Zola Predosa abbiamo trovato un bellissimo video che racconta l’accoglienza che la comunità zolese offrì, nell’autunno del 1951, a oltre 200 alluvionati del Polesine.
Gabriele Mignardi e un gruppo di collaboratori stanno lavorando a questa ricerca, attraverso documenti amministrativi, foto e fonti orali.
Il video è stato proposto dalla Biblioteca Comunale “Deborah Alutto – Antonella Ferrari – Alessandra Gennari” (la biblioteca è intitolata alle tre ragazze abitanti a Zola fra le dodici vittime della tragedia del 6 dicembre 1990 in cui un aereo militare in avaria precipitò su una scuola di Casalecchio di Reno).
Zola Predosa partecipa, con questo video, all’edizione 2021 di “Quante storie nella Storia”, una rassegna regionale per raccontare piccole storie che hanno segnato… la storia e la vita delle comunità.

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Leggi anche in questo blog gli altri reportages da “Noi donne” sull’accoglienza familiare dei bambini:
Migliaia di bimbi del nord sono accolti in Emilia (1945, dicembre)
I “bracciantini” (1949, Firenze accoglie i figli dei braccianti emiliani)
1949. 800 bambini campani attraversano l’Italia sul “treno della felicità”
Cinque donne sul Delta… così vi parlano (1951, “in difesa dei bimbi del Delta”)
Le donne di San Severo (1952, il reportage di Fausta Terni Cialente)
Le donne di San Severo (1952, il reportage di Maria Antonietta Macciocchi)
I ragazzi di Villa Perla (Genova 1954, il racconto di Maria Antonietta Macciocchi)