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Senigallia, 28 gennaio 2022

Ho incontrato Americo Marino diverse volte, nella mia ricerca sui bambini che viaggiarono sui treni della felicità.
La prima volta a San Severo, sua città natale, per intervistarlo, nel 2004. Poi l’anno successivo, ad Ancona, seduto accanto a Derna Scandali (la sindacalista che lo accolse e fu una delle sue “madri”), per le riprese del documentario di Alessandro Piva Pasta nera. Nel dicembre 2009 a Senigallia (la città in cui risiedeva dopo aver scelto, da bambino, di restare a vivere nelle Marche), quando in biblioteca presentammo il mio libro I treni della felicità. Infine, nel settembre 2011, a Venezia, Americo Marino percorse emozionato, con le sue due figlie Stefania ed Eleonora, il red carpet della Biennale del Cinema per la prima proiezione di Pasta nera.

La sua storia, intitolata Americo e il mondo nuovo, l’ho raccontata nel mio primo libro sui “treni”, poi l’ho racchiusa, rinnovata, tra le tante nuove storie nel secondo libro C’ero anch’io su quel treno (Solferino). Dal momento in cui abbiamo incontrato Americo abbiamo sempre pensato, con Alessandro Piva, che la sua storia sarebbe stato il soggetto perfetto per un film. Ma non siamo riusciti, pur provandoci, a raggiungere questo obiettivo.
Nel frattempo la storia vera di Americo, bambino che parte dal sud – alla scoperta del “mondo nuovo” – e viene accolto e accudito da Derna, sindacalista e militante comunista, si è trasformata – ricreata e ricalcata – nel bestseller Il treno dei bambini di Viola Ardone (Einaudi 2019). Il rapporto tra la storia vera – di cui Americo Marino e Derna Scandali sono protagonisti principali – e la storia romanzata di Viola Ardone è condensato, con metodo comparativo, nel mio dossier e, in forma più breve, in questo post (si possono leggere in questo stesso blog).

La mattina del 28 gennaio 2022, per la presentazione del mio nuovo libro C’ero anch’io su quel treno, ero invitato a Senigallia, presso l’auditorium del Liceo Medi, a dialogare con un ospite d’eccezione: Americo Marino. Studenti e docenti avevano sviluppato un progetto di lettura e ricerca sui cosiddetti “treni della felicità” – sulla spinta di una professoressa, Paola Palmieri -, progetto che aveva tenuto conto di tutte le risorse possibili: i libri (tutti), le fonti cinematografiche, quelle web, ponendosi delle domande sul rapporto tra realtà e finzione, tra fedeltà alla Storia e fantasia letteraria.
Con Americo ho dialogato a lungo, entrambi sollecitati dalle domande dei tanti studenti e studentesse presenti: come si incontrano le storie vere? come vengono scoperte? e poi raccontate e interpretate?
Abbiamo parlato anche di chi scrive “storie” (in forma di racconto, romanzo) e di come qualche volta le “ruba” a chi le ha vissute, non ritenendo nemmeno di esprimergli, poi, un semplice grazie.

A un certo punto, durante la presentazione, Americo – notevolmente emozionato davanti alla grande platea studentesca – ha tirato fuori dei fogli e ha chiesto a tutti un po’ di attenzione: voleva leggerli, evitando l’emozione di parlare a braccio.

Le parole di Americo:

Buongiorno a tutti.
Sono Americo Marino, sono nato a San Severo di Foggia nel lontano 1943. Mio padre era un bracciante agricolo e mia madre casalinga.
Subito dopo la fine della guerra in tutta Italia c’era povertà ma al Sud ce n’era molta di più.
Vi racconto brevemente la mia storia:
Il 23 Marzo 1950 a San Severo in provincia di Foggia c’è stata una rivolta dei braccianti, perché stanchi di essere sfruttati nei lavori agricoli, ci sono stati degli scontri e quindi la Celere (l’attuale Polizia di Stato) ha fatto delle retate ha portato in galera tutti i manifestanti, in quanto quella volta lo sciopero non era ammesso.
Mio padre che si trovava in piazza, non per manifestare ma perché era andato a comprare il pane, si è trovato in mezzo a questa rivolta e fu portato in galera. All’epoca avevo 6 anni e mezzo.

I figli di queste persone arrestate, alcuni senza entrambi i genitori perché portati in carcere, tramite il Sindacato e UDI (Unione Donne Italiane) sono stati accolti un po’ nelle Marche, altri in Emilia Romagna, ospitati presso delle famiglie per il tempo in cui i genitori rimanevano in carcere.
Tramite la sindacalista Derna Scandali, sono stato accolto come un figlio nella sua famiglia ad Ancona e ci sono stato meravigliosamente bene, mangiavo delle cose che a casa mia purtroppo non esistevano (come ad esempio il lusso di mangiare un gelato).

Ancona. estate 1950. Foto di gruppo inviata dall’UDI alle famiglie di San Severo. Americo è il primo a destra.

Mio padre dopo 6 mesi è uscito dal carcere e quindi sono tornato dai miei genitori a San Severo.
Anche gli altri bambini dopo l’uscita dei loro genitori dal carcere sono ritornati a casa. Però io mi ero abituato talmente bene ad Ancona che non riuscivo più ad ambientarmi a San Severo. Abbattuto, non mangiavo più, deperivo, volevo ritornare ad Ancona.
Mia madre preoccupata, tramite il Sindacato, ha contattato la famiglia che mi aveva ospitato chiedendo se potevano ospitarmi ancora, perché io volevo tornare da loro. Questa famiglia avendo saputo che ero avvilito e deperito, sono venuti di corsa a prendermi giù a San Severo perché anche loro si erano affezionati a me.
Quindi la mia infanzia e la mia adolescenza le ho vissute ad Ancona. Ogni tanto andavo a trovare i miei genitori giù, ci stavo per brevi periodi e poi ritornavo ad Ancona.

Ancona, primi anni ’50. Americo Marino (primo a destra) accanto a Derna Scandali.

Ad Ancona ho imparato il mestiere di barbiere, dove poi ho aperto un mio negozio e che ho portato avanti fino alla pensione. Avendo conosciuto mia moglie che è di Senigallia, ogni giorno andavo avanti indietro e da molti anni vivo ormai qui.

Questa è la mia storia, una storia vera, fatta di tanta solidarietà e per i miei genitori, pur sapendo che ad Ancona stavo bene, non hanno avuto il piacere di avere con loro l’unico figlio maschio, in quanto avevo 3 sorelle.
Sulla mia storia e quella di tanti altri bambini sono stati scritti dei libri, il primo “I treni della felicità” scritto nel 2009 dallo storico Giovanni Rinaldi, qui presente, l’altro “Il treno dei bambini” l’ha scritto Viola Ardone basandosi sul libro di Giovanni Rinaldi.

Il personaggio principale del romanzo “Il treno dei bambini”, che avete letto, sarei io.
La scrittrice Viola Ardone per scrivere il libro ha preso spunto sia dalla storia narrata da Giovanni Rinaldi con il suo primo libro “I treni della felicità” (che racconta i fatti avvenuti a San Severo nel marzo 1950 e in cui parla anche di me) e sia dalla tesi di laurea di Laura Volponi di Ancona.
Viola Ardone ha romanzato la mia storia, mescolando realtà a fantasia, ma una fantasia negativa la sua e a me nociva, senza peraltro avermi chiesto nessuna autorizzazione. Contrariamente a quello che scrive la Ardone, io non ho mai tagliato la coda ai topi per farli assomigliare ai criceti, non ho mai raccolto stracci e mia madre non era una poco di buono, né analfabeta, non aveva un amante e non faceva il contrabbando. Era una donna seria, rispettosa del prossimo e soprattutto fedele.
Avere umili origini contadine non dà il diritto ad essere discriminati e denigrati e quindi per questo non merito di passare per ciò che non sono.
La Signora Ardone si difende dicendo che io sono partito da San Severo e i suoi bambini sono partiti da Napoli, che il suo personaggio è diventato un violinista ed io invece barbiere.
È vero che ho svolto il mestiere di barbiere, però lei nel suo libro mi chiama con il mio vero nome, Americo, e nomina Derna la famosa sindacalista e partigiana di Ancona che mi ha accolto. Inoltre nelle sue prime interviste ha ammesso che sono io il bambino di Ancona. Quindi da parte della Ardone c’è stato più volte un comportamento contraddittorio.
Non credete a tutto ciò che ha scritto Viola Ardone, perché ha messo in cattiva luce me e la mia famiglia e sono molto amareggiato per questo.
L’aspetto economico derivante dalle vendite di un libro ha oltrepassato quel briciolo di umanità e sensibilità nei miei confronti.
Vi ringrazio dell’attenzione che mi avete prestato e se avete delle domande da farmi, sono ben lieto di rispondervi.

Io conosco Americo, lo stimo e gli voglio bene, ho raccolto le sue parole seduto di fronte a lui che raccontava, e la sua storia già allora – venti anni fa – mi sembrò non solo una piccola storia di provincia, ma una storia universale, perché era già romanzo, era cinema, era una di quelle storie di poveri, costretti a vite dure e fragili, che si sono messi in cammino, aiutati da altri poveri che gli tendevano la mano, in cerca di una terra promessa dove provare a vivere più sereni, soffrendo delle separazioni lasciate alle spalle, ma con l’entusiasmo della scoperta di nuovi mondi.
Americo mi ha regalato la sua storia, la sua vita e, a lui riconoscente, l’ho tra/scritta per farla conoscere a tutti, non nascondendo il suo nome e il suo cognome, ma accompagnandola come un traghettatore perché, dopo il viaggio reale, potesse affrontare anche quello virtuale, continuando a vagare da un lettore all’altro, fino a raggiungere il sogno di suo padre e sua madre che, per questo, lo avevano chiamato Americo.
Forse sono comunque riuscito a portarlo a destinazione (come il suo nome suggeriva dalla nascita), perché oggi la sua storia la conoscono dappertutto, sulle pagine di un romanzo e sugli schermi della televisione.
Credo però, fermamente, che Americo e Derna meritassero di più, e me ne dispiace, perché nel romanzo di Ardone (e di conseguenza nel film di Comencini) ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è oggettivamente consapevole, e solo letterariamente mascherato.
Americo e Derna meritavano di essere anche solo in un rigo ringraziati, e non colpevolmente e coscientemente definiti dall’autrice del romanzo, in ogni intervista, in ogni intervento, “miei personaggi di fantasia”.

Agg.:
30 dicembre 2024 da un articolo uscito su “Libero quotidiano” a firma di Annalisa Terranova scopriamo che Americo Marino ha intentato causa nei confronti di Viola Ardone;
21 marzo 2025 Americo Marino racconta la sua storia nel podcast In real life di Marco Maisano.